Il sistema cabalistico

Il sistema cabalistico

Per chi non ha ancora familiarità con la terminologia cabalistica, il sistema cabalistico di base è questo.

Concetti:

(1) Tzimtzum: il processo attraverso il quale Hashem ha ristretto e nascosto la Sua luce infinita, per dare alla luce il mega sistema degli universi.

(2) Shevirat HaKelim (Rottura dei vasi): la frantumazione mirata delle sefirot originarie, per incrementare ulteriormente la diminuzione e il nascondimento della luce infinita di Hashem.

(3) Olamot (mondi): il sistema gerarchico o graduale dei cinque super universi; ogni olam/mondo superiore è progettato per attenuare ulteriormente e nascondere la luce infinita di Hashem per lo scopo espresso di dare alla luce un mondo fisico in cui quella luce è tutto, ma è completamente irrilevabile; la parola olam stesso è concettualmente e linguisticamente legata alla parola he’elem (occultamento).

(4) Shem Havayah: i cinque livelli del Tetragramma di Hashem, che inizia con l’apice dello Yod, ed seguito da Yod, Heh, Vav e Heh finale.

(5) Shemot Kodesh (Nomi divini sacri): i dieci nomi divini che compaiono nelle pagine del Tanakh (la Bibbia) e che incarnano i diversi aspetti della relazione di Hashem con la creazione e con noi.

(6) Sefirot: i dieci attributi divini dell’Albero della Vita; le sefirot sono i kelim (vasi) rettificati e le midot (mezzi, modalità, attributi, qualità, frequenze energetiche) con cui Hashem interagisce con noi e che noi incarniamo, in quanto esseri creati a immagine divina.

(7) Partzufim: letteralmente “volti”, più propriamente intesi come modalità olistiche della provvidenza divina. Ogni partzuf è costituito quindi da una gamma completa di sefirot, note anche come hanhagot (modalità della divina provvidenza), secondo il Ramchal (Rabbi Moshe Chaim Luzzatto).

(8) Neshamah: i cinque livelli dell’anima (nefesh, ruach, neshama, chaya, yechida): la nostra connessione con tutti gli universi superiori e con Hashem stesso.

Rabbi Avraham Sutton, Miriam Giladi
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La meditazione del Magghid di Mezeritch per vedere la luce divina in tutte le cose

“Hashem Elokim fece crescere dal suolo ogni albero piacevole a guardarsi e buono da mangiare e l’Etz HaChayim (Albero della Vita) in mezzo al giardino, e anche l’Etz HaDaat Tov vaRa” (l’Albero della Conoscenza del Bene e del Male) (Genesi 2:9).

Rabbi Dov Ber, Maggid di Mezritch (Maggid Devarav LeYaacov §200):

Ve’Etz HaChayim be’toch ha’gan: e l’Etz HaChayim in mezzo al giardino” (Genesi 2:9). Quando una persona studia la Torah o prega, deve pensare a se stesso come se si trovasse nel Giardino dell’Eden, dove non c’è nessuna gelosia, lussuria o orgoglio. In tal modo verrà salvato dall’avere qualsiasi altro motivo nascosto. Tuttavia, come fa addirittura a pensarci, sapendo che si trova in questo mondo tra persone [che hanno tutte le tendenze negative sopra menzionate, incluso se stesso]? Tuttavia, quando uno studia la Torah o prega con timore e amore, e si attacca in devekut, collegandosi con la coscienza al Creatore Benedetto, e pensa che “Melo kol ha’aretz kevodo” (Isaia 6:3) “Tutta la realtà terrena è piena della Sua gloria/luce” o “La pienezza della terra è la Sua gloria/luce” e “Leit atar pnuy mineh” (Tikuney Zohar 70, 122b): “Non esiste nessun posto privo della Sua presenza”, che tutto è pieno della forza vitale del Creatore benedetto, diventa chiaro che tutto quello che vede e percepisce non è nient’altro che la chayut (forza vitale, luce) del Creatore Benedetto che scorre in esso [nel mondo].

Ad esempio, quando vedete la gente, vedete la loro forma fisica, sentite la loro voce, ascoltate le loro parole e la loro saggezza: in verità quello vedete è la chayiut (forza vitale, luce) del Creatore Benedetto che scorre in esse. Lo stesso vale per tutto quanto: tutto è la chayut del Creatore Benedetto. Perciò quando uno studia la Torah o prega con timore e amore, starà certamente attento a ricordarlo, perché in virtù di essere fortemente attaccato al Creatore Benedetto nella sua coscienza, [egli sa che] quello che vede e sente non è altro che la chayiut del Creatore Benedetto inerente in ogni cosa, perché tutto proviene da Lui, sia Egli Benedetto [e sempre più rivelato]. È solo che questa chayut è rivestita con recipienti di ogni tipo, per così dire. Comunque, sapendo questo, come può introdursi nella sua mente un pensiero ulteriore o una brama terrena, visto che non vede altro che la chayut del Creatore e la gioia spirituale in ogni cosa?

È possibile che questo sia ciò che i nostri saggi di memoria benedetta intendevano quando dissero (Talmud Berachot 17a): “L’Olam Haba (il Mondo a Venire) non è come l’olam hazeh (questo mondo). Nell’Olam Haba [il mondo delle anime] non c’é da mangiare, né da bere, non ci sono rapporti coniugali, nessuna transazione commerciale, nessuna gelosia, odio o concorrenza. Invece gli tzadikim sono seduti con le loro corone sulla loro testa e si godono lo splendore della Shekhinà (la Presenza Divina). A questo si allude nel versetto [che descrive come essi videro la Shekhinà sul Monte Sinai] (Esodo 24:11): “Essi videro Elokim e mangiarono e bevvero.” [Come lo intende Onkelos, la loro esperienza della Elokut (divinità) è stata così potente, così reale, che era come se stessero mangiando e bevendo, cioè, interiorizzando lo splendore divino.]

Essi intendevano che si deve sempre contemplare il fatto che il Creatore Benedetto circonda tutti i mondi. Questo è il significato di “con le loro corone sulla loro testa,” in conseguenza del quale essi godono dello splendore della Shekhinà, sono felici della gioia spirituale della chayut del Creatore che è presente in ogni luogo. Questo è anche simile a quello che hanno detto: “Possa tu vedere il tuo mondo [eterno] nella tua vita.” [Talmud Berachot 17a: Quando i saggi si accomiatarono dalla yeshivà di Rabbi Ami – e alcuni dicono dalla yeshivà del rabbino Chanina – questo è quello che dissero: “Che tu veda il tuo mondo [eterno] nella tua vita e la tua destinazione finale nell’Olam Haba, che la tua speranza [per il bene] si protragga per molte generazioni, il tuo cuore mediti con comprensione, la tua bocca parli di saggezza, la tua lingua canti canzoni, le tue palpebre guardino dritte davanti a te, i tuoi occhi brillino con la luce della Torah, e il tuo volto splenda come la radianza del firmamento; le tue labbra articolino conoscenza, i tuoi reni si rallegrino nella rettitudine e i tuoi passi corrano per ascoltare le parole dell’Antico dei Giorni.”]

Perché persino in questo mondo si può ottenere la gioia del Giardino dell’Eden. Questo è quindi il significato di “l’Etz HaChayim,” cioè l’etza (il consiglio, la raccomandazione) per la vera chayim/vita, per essere costantemente devek be’chayim, attaccato alla vita “be’toch ha’gan” (in mezzo al giardino ), per contemplare come abbiamo detto in precedenza, ciò che ci farà capire che siamo nel Giardino dell’Eden persino ora.
(traduzione dall’ebraico in inglese di Rav Avraham Sutton, traduzione in italiano di Miriam Oryah Giladi)
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Il segreto della terra d’Israele

Eretz Israel è santa perché la Shekinah – la presenza di HaShem – vi dimora. In questa luce, lo Zohar rivela un grande segreto circa la qualità spirituale unica della Terra d’Israele.

“Rabbi Shimon Bar Yochai disse, Abramo nostro padre venne in Israele per attaccarsi al luogo della fede e per imparare la sapienza su come attaccarsi ad HaShem.”

Una persona può sviluppare la fede in HaShem, indipendentemente da dove si trova. Tuttavia, il vero terreno fertile della fede è in Israele. Pertanto, quando chi vive in Israele mira a rafforzare la sua fede, “si attacca al luogo della fede”. Come un albero piantato lungo il fiume, egli si connette alla sorgente della fede. Le acque buone della fede riempiono la sua anima e rafforzano il suo cuore con la fede viva e dinamica in HaShem.

Inoltre, la santità di Israele trasmette segreti spirituali speciali a coloro che risiedono sulla sua terra. In particolare, essa rivela “la sapienza di come attaccarsi ad HaShem.” Non c’è gioia più grande di connettersi alla santità di HaShem!

Abramo andò in Israele per partecipare dei tesori spirituali della terra. Quando vi arrivò sviluppò una fede intensa in HaShem. Inoltre, acquisì la sapienza incomparabile di come attaccarsi a HaShem, il Dio vivente.

Speriamo di meritarci tutti di attaccarci alle sorgenti spirituali di Eretz Israel, la Terra d’Israele.

PRATICA SPIRITUALE QUOTIDIANA: Immaginatevi di stare in piedi nel Tempio di Gerusalemme – rafforzate la vostra fede e attaccatevi a HaShem.

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LIBRO di cabalà – La luce di Efraim – di Simcha H. Benyosef

Nella pagina delle pubblicazioni, si può scaricare gratuitamente il libro di cabalà di Simcha H. Benyosef,
prima edizione in italiano http://www.laviadellacabala.org/libri-e-pubblicazioni/

 

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Modaah veGiluy Daat

Estratto della preghiera ebraica quotidiana
Modaah VeGiluy Daat – Dichiarazione di fede (dal Siddur Od Yosef Chai
[OY “Ch Miketz 1])

Io credo con fede completa e perfetta che Hashem nostro Dio sia la causa di tutte le cause. Egli soltanto ha creato le dieci sefirot: Keter, Chokhmah, Binah, Chesed, Gevurah, Tiferet, Netzach, Hod, Yesod e Malkhut.

La Sua luce è nascosta e velata in Keter Elyon (che corrisponde all’apice della lettera Yod del Suo nome sacro, il Tetragramma) e da lì si diffonde nella י Yod, che parallela Chokhmah, nella ה Heh che parallela Binah, nella ו Vav che comprende le sei sefirot – Chesed, Gevurah, Tiferet, Netzach, Hod e Yesod e nella ה Heh che parallela Malkhut.

Alla Sua luce che è contenuta nelle dieci sefirot di Atzilut offriamo le intenzioni delle nostre preghiere, le nostre benedizioni e ringraziamenti, il nostro studio della Torah santa e il nostro compimento dei comandamenti della Torah e dei rabbini.

Offriamo anche ogni pensiero buono e ogni desiderio santo del nostro cuore, per portare giù l’illuminazione suprema e la benedizione infinita dall’illuminazione [dell’En Sof] in Atika Kadisha che corrisponde a Keter Elyon, ad Abba e Ima che corrispondono a Chokhmah e Binah e da Abba e Ima al Re Santo (Zeir Anpin) e al Frutteto delle Mele Sante (Nukva) che corrispondono a Tiferet e Malkhut.

Credo con fede completa e perfetta che Hashem è il nostro Dio. Egli è l’Uno [di cui il profeta Zaccaria ha detto]: “Hashem è Uno e il Suo Nome è Uno”. Egli era, Egli è ed Egli sarà. Egli era: nascosto e velato in Keter, Egli è: che avvolge la Sua luce nelle dieci sefirot di Atzilut, Egli sarà: che si rivela attraverso Tiferet e Malkhut.

A Lui ci abbandoniamo e offriamo la nostra nefesh (anima), la nostra ruach (spirito vitale) e la nostra neshamah (anima divina), [e dichiariamo la nostra disponibilità a dare la nostra vita] per la santificazione del Suo Nome Benedetto. Riceviamo perciò su di noi il giogo del Suo Regno, con grande amore e volontà dell’anima, come è scritto nella Torah:
(Coprite gli occhi con la mano destra sul vostro tallit (se lo indossate) (OY “Ch Vaera 1) dicendo):

Shemà Israel Hashem Elokenu. Hashem Echad
“Ascolta Israele, Hashem (l’Eterno Infinito) è il nostro Dio. Hashem è UNO”.

(sussurrando): Baruch Shem Kevod Malkhutò le olam va’ed
(sussurrando): Il Nome (la rivelazione) della Gloria (splendore) del Suo regno (provvidenza nascosta) sia benedetto (attratto giù e aumentato sempre di più per illuminare l’oscurità di questo mondo, ora e per tutta l’eternità.

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Riconvertire la materia in energia, l’oscurità in luce

Miriam Oryah
Il nostro corpo fisico e la materia, insegna la Cabalà della Torah (e la scienza l’ha scoperto anch’essa nell’ultimo secolo) sono “luce o energia ispessita”.
Il nostro corpo e tutta la realtà materiale del nostro universo fisico è considerata dalla Cabalà un levush, un “vestito” della luce divina (anima) che lo riempie e gli da vita, chaiut e shefa.
E’ la nostra anima che riempie il nostro corpo e gli da la sua forma. Ovvero è con l’occhio dell’anima che vediamo, è con il naso, la bocca, le gambe, i piedi dell’anima che respiriamo, parliamo, ci muoviamo. Infatti al momento della dipartita dell’anima dal corpo, questo giace inerte, non vede, non sente, non respira etc.
In altre parola, la nostra vera essenza è l’anima, che non muore mai, è eterna, e quando esce dal corpo sale nel mondo delle anime.
Il corpo secondo la tradizione ebraica va sempre interrato perché si purifichi dalle sue impurità (zuhama) e al momento della resurrezione dei morti verrà ricostituito da un osso indistruttibile che si chiama luz, e l’anima ritornerà ad riunirsi ad esso e vivranno insieme per l’eternità. Naturalmente al momento della resurrezione dei morti il nostro corpo sarà spirituale non materiale come ora, diciamo che il corpo sarà come l’anima e l’anima sarà ancora più luminosa.
La cabala insegna che il nostro scopo nel mondo è il tikun olam, ovvero spiritualizzare la materia in modo che questa diventi “trasparente”, rivelando – invece di nascondere – l’anima.
Mosè quando scese dal monte Sinai dopo aver parlato faccia a faccia con l’Infinito Creatore, aveva il volto luminoso, ovvero aveva raffinato a tal punto il suo corpo materiale, che il suo volto risplendeva con la luce della sua anima.
Il nostro scopo nel mondo è quindi rendere il corpo un servitore dell’anima, di modo che anche il corpo acquisti la luminosità, l’energia sottile dell’anima, visto che ora la materia è energia ispessita, condensata.
La Cabalà si riferisce a Dio con il termine En Sof, Infinito, perché è al di sopra di qualsiasi concetto umano, di qualsiasi categoria logica. la Cabalà dice che Dio è un’Intelligenza Cosmica, che ha creato tutto e ricrea tutto in ogni istante, e anche noi esseri umani come tutto il resto veniamo ricreati ogni nano secondo, perché questa è la volontà divina, che ci ha voluti in esistenza perché ognuno di noi ha la sua missione speciale da compiere in questo mondo che nessun altro all’infuori di noi può realizzare.
Noi non possiamo capire l’Infinito, perché la nostra intelligenza è umana e limitata, mentre la Sua Mente, se così si può dire, è Infinita e illimitata al di sopra dello spazio-tempo.
Dio non ha corpo, nulla Lo può contenere perché tutto è stato creato da Lui, e tutto è parte della Sua Unicità Assoluta, non ci sono altri poteri all’infuori del Suo.
La Sua Unicità è Assoluta è superiore alla somma delle Sue singole parti.
L’Infinito En Sof è eterno, ha preceduto il mondo e anche se questo dovesse cessare di esistere rimane eterno e illimitato.
Tutto nella creazione contiene un’anima, una scintilla di divinità che lo fa vivere. Le pietre, i vegetali, gli animali, gli uomini, tutti abbiamo un’anima, e via via che si procede sulla scala evolutiva della creazione, dal minerale, al vegetale, all’animale, al parlante l’anima diventa sempre più evoluta in consapevolezza..
Dio è buono e ha creato l’universo a nostro beneficio, e perché potessimo attaccarci a Lui in devekut, tramite l’emulazione dei Suoi attributi o qualità.
L’universo ha delle imperfezioni perché Dio vuole che sia l’uomo ad apportare le correzioni e i miglioramenti, ed è per questo che siamo stati di libera scelta, bechira chofshi, e siamo responsabili delle nostre scelte e azioni.
Quindi quando agiamo bene siamo partner dell’En Sof, quando agiamo negativamente andiamo contro il Suo piano per rendere questo mondo, e noi stessi, un mondo migliore.
Dio ha creato il mondo, ovvero lo spazio e il tempo, e quindi naturalmente Lui è al di sopra dello spazio-tempo. Queste sono dimensioni umane, che non influiscono in alcun modo sul divino.
Se guardate la natura, le stelle, il firmamento, lo stesso corpo umano così perfetto con i suoi milioni e trilioni di cellule, vi renderete conto che niente di questo è casuale, così come non sono casuali le nostre vite e quello che dobbiamo fare nel mondo.
L’essenziale è non sprecare tempo in cose inutili, ma dedicarsi a compiere il nostro lavoro per riconvertire la materia in luce e consapevolezza e avvicinarci sempre più al divino, alla spiritualità, attaccarsi all’Infinito, salire sulla scala delle anime fino ai livelli più alti della spiritualità e connessione all’Uno Infinito.
Attraverso la preghiera, i salmi soprattutto, lo studio della Torah d’Israele tra cui la Cabalà e le opere di beneficenza e aiutare il proprio prossimo.
Su questi tre pilastri si fonda il mondo, dice il Trattato Massime dei Padri del Talmud.
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La luce originaria di Pesach

La Luce della Pesach-Pasqua originaria
(dal libro: La luce di Pesach)
Copyright © 2012 Rabbi Avraham Sutton
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Da dove proveniva la luce che si manifestò in tutta la sua grandezza durante il Pesach (Pasqua ebraica) originaria? Rabbi Nachman di Breslov domanda e risponde che fu “presa in prestito” dal futuro (1 Likutey Halakhot, Orach Chayim, Netilat Yadayim Shachrit 2:6).

Qual è l’essenza della redenzione dall’Egitto? Da quale “luogo” e “tempo” sono stati presi [“in prestito”] tutti i miracoli e i prodigi soprannaturali che si sono verificati allora, quando Hashem cambiò completamente e capovolse l’ordine naturale del mondo, annullando le leggi e le costanti della natura, e rivelando così la sua provvidenza non mitigata sul mondo?

Tutto è stato preso in prestito dal livello chiamato ha’ketz ha’acharon (il tempo finale), vale a dire dalla luce che sarà rivelata in quel tempo. [Infatti Hashem ci dimostrerà che non è mai esistito qualcosa come la “natura”.] Le cosiddette leggi della natura saranno annullate [e tutti vedranno che erano solo una copertura per l’ininterrotta e diretta provvidenza di Dio].

Il tempo finale non è altro che il grande Shabbat [che culminerà nei 6000 anni di questo mondo], è Alma d’atei (il mondo futuro), il completo Shabbat [che farà seguito ai “giorni feriali” di questo mondo].
Hashem estrae la luce della provvidenza da questo futuro ultimo, dal sof ha’olam (vale a dire, da oltre i confini noti del mondo), dal ketz ha’acharon (il futuro finale) [al fine di rovesciare l’ordine naturale e liberarci dal nostro personale e collettivo Mitzrayim-Egitto].

Nella fonte di cui sopra, Rabbi Nachman aggiunge nei suoi Likutey Moharan I 250:
Quando nel Santo si desta la compassione per Israele, per liberarli dal loro esilio e porre fine alla loro sofferenza, Hashem effonde la sua hashgachah (Divina Provvidenza) su di loro, prendendola dal sof ha’olam (l’estremità del mondo), cioè dal ketz (fine del tempo) futuro, quando Egli annullerà completamente la “natura” [sfatando l’illusione che esista qualcosa di separato da Lui], rivelando che non esiste nient’altro che la sua hashgachah-provvidenza.

Questo è il significato di: “I cieli [da noi percepiti ora con i nostri occhi] si dissolveranno come fumo, e la fisicità della terra si affievolirà, come un vestito consunto; i corpi fisici degli abitanti della terra moriranno, soltanto la mia salvezza [pura hashgacha, genuina e incontaminata] durerà per sempre” (Isaia 51:6). Quindi, anche oggi [nella storia umana], quando Hashem vuole determinare la fine di una civiltà particolare, al fine di elevare Israele, Egli effonde su di loro la Sua hashgachah-luce dal ketz ha’olam (cioè oltre i confini del mondo).

Come si vede dagli insegnamenti di Rabbi Nachman c’è un modo ancora più profondo di vedere questa luce. Se la luce della Yetziat Mitzrayim, la luce dell’esodo dall’Egitto, è stata presa in prestito dalla luce del ketz-ha’acharon, la fine ultima, e non è altro che la luce della redenzione futura, qual è la fonte della luce della redenzione? Da dove sarà “tratta”?

In effetti la redenzione futura sarà infinitamente più potente (nella proporzione di 50 x 50) rispetto alla Pasqua originale, com’è implicitamente detto nel versetto del profeta Michea 7,15: “Ki’mei tzet’khem me’eretz Mitzrayim ereinu niflaot – come nei giorni del vostro esodo dall’Egitto, mostrerò loro (vale a dire, all’ultima generazione) niflaot – meraviglie”, dove la parola niflaot può essere letta come nun-pelaot, “50 x 50 volte il livello di meraviglie”, dove la lettera nun è scritta nun-vav-nun, cioè 50 x 50.

Ci sono numerose fonti che dicono tutte la stessa cosa: la luce della redenzione futura, la luce del Mashiach-Messia, la luce del Beth HaMikdash-Tempio di Gerusalemme e la luce del grande Shabbat, sono tutte manifestazioni della Or HaGanuz, la luce originale, che Hashem ha messo da parte per creare l’universo, insieme all’uomo (Midrash Genesi Rabbah 11:2; Chagigah 12a, e commento di Rashi alla Genesi 1:4).

Rabbi Yehuda bar Simon ha detto: La luce [spirituale o mentale] che il Santo ha creato il primo giorno della creazione era così grande che Adamo poteva vedere da un capo all’altro del mondo. Quando il Santo previde gli atti malvagi delle generazioni del diluvio e della torre di Babele, decise di mettere da parte quella luce per i giusti [che sarebbero risorti] in futuro. Come sappiamo che Hashem nascose questa luce? Perché è scritto: “Ha messo la luce al riparo dal malvagio” (Giobbe 38:15). Come facciamo a sapere che l’ha messa da parte per i giusti nel futuro? È scritto, “La via del giusto è come una luce radiosa che diventa più brillante sino al mezzogiorno” (Proverbi 4:18).

Nello Zohar 1:30 b e b 1:31 leggiamo:
È scritto: “Elokim disse: Sia luce e ci fu Luce”.
Questa è la Prima Luce superna che esisteva prima della creazione dell’universo. Da questa uscirono tutte le moltitudini e le forze, e la terra fu addolcita, e il suo potere portato alla luce … Quando il Santo previde gli atti dei malvagi del mondo la nascose, e ora viene rivelata solo in modi nascosti e oscuri.

Rabbi Yitzchak ha detto: La luce con cui il Santo ha creato il mondo era onnipresente. Si estendeva da un’estremità all’altra dell’universo. Poi la nascose, così che i malvagi non ne abusassero per i loro scopi. La riservò quindi per i giusti [che sarebbero risorti], com’è scritto: “La luce è seminata per il giusto, e la gioia per i retti di cuore” (Salmo 97:11).

Quando il Santo rivelerà infine quella luce, tutti i mondi saranno addolciti [rettificati]. Tutto sarà UNO. Fino a quel giorno futuro, essa [la luce unificata] resterà nascosta.

E nel Sefer Bahir 160 è scritto:
Rabbi Berakhyah si sedette, spiegando: “Ogni giorno si parla del mondo-a-venire. Ma capiamo cosa significa? In aramaico Olam Haba (il mondo-a-venire) è Alma d’Atei (il mondo-che-è venuto). E qual è il significato del mondo-che-è venuto? Abbiamo imparato: “Prima che il mondo fosse creato, sorse nel Pensiero il desiderio di creare una grande luce per illuminarlo. Il Santo creò dunque una luce così grande che nessuna cosa creata poteva sostenere … Prevedendo che il mondo non sarebbe stato in grado di sopportare [la piena intensità di] questa luce, il Santo ne prese un settimo, lasciandola lì per il mondo. Il resto [cioè, la maggior parte della luce] la mise da parte per i giusti nel futuro ultimo. Poi disse: Se si mostrano degni di questo settimo, salvaguardandolo, gli darò il resto nel mondo finale. Questo è il motivo per cui si chiama Alma d’atei (il mondo-che-venne), perchè esisteva già da [prima] i sei giorni della creazione. Per quanto riguarda questa luce è scritto: “Quanto grande è il bene che hai riposto per coloro che ti temono” (Salmo 31:20).

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Yechidah e Chayah – Livelli transpersonali dell’anima

Rav Avraham Sutton ©

Ci sono cinque livelli principali dell’anima. Partendo dal basso abbiamo: nefesh, ruach, neshamah, chayah e yechidah. Se iniziamo con la nefesh, e ci spostiamo in alto attraverso i canali dell’anima, ci innalziamo dalla separazione, frammentazione e solitudine e arriviamo al gruppo e poi all’unità cosmica.

5. Yechidah – il livello in cui ciascuno di noi, insieme a tutti gli altri, fa ancora parte di una SOLA entità, essendo fusi nell’Unicità dell’En Sof Infinito Benedetto.
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4. Chayah – l’anima collettiva o di gruppo, con cui eravamo collegati prima di nascere in qualità di individui. Questo livello esiste ancora, ma è nascosto.
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3. Neshamah – corrisponde in parallelo alla nostra ricerca e necessità di significato. Abbiamo bisogno di un contesto in cui la nostra identità, conquistata faticosamente, abbia un significato. Questo è il livello che deve portarci a considerare le nostre vite come “una realtà superiore” [anche se questa viene sviata e ritardata, quando viviamo in un ambiente che fa di tutto per costringerci a continuare a cercare al di fuori di noi stessi].
↑ ↑ ↑
2. Ruach – in un senso psicologico, parallela il nostro bisogno di sapere chi siamo, il nostro sforzo di conoscere e stabilire la nostra identità.
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1. Nefesh – corrisponde al nostro istinto di sopravvivenza e alla nostra fisicità. E’ l’estremità inferiore della nostra anima, la parte che si interfaccia con il nostro corpo fisico. Secondo la Cabalà, la nefesh si identifica così tanto con il corpo perché nasce e termina con il corpo.

La vita in questo mondo crea l’illusione che Dio non sia con noi. In virtù del fatto che siamo tutti “ospitati” in corpi separati, unici e individuali, si crea l’illusione che siamo veramente separati e scollegati l’uno dall’altro. Ma c’è un livello superiore di coscienza, in cui iniziamo a capire che siamo connessi all’Unità di Hashem, e siamo anche collegati l’uno all’altro. Questi due livelli sono chiamati Yechidah e Chayah. Cos’è questo livello collettivo? Come ci colleghiamo ad esso?

Anche se ci sembra di essere bloccati “giù” nei livelli più bassi della nostra anima, in cui siamo profondamente consapevoli della nostra distinzione e separazione, esistiamo comunque anche nei livelli più elevati. Il collegamento non è mai reciso, solo attenuato e indebolito. Il nostro lavoro, attraverso gli insegnamenti più profondi della Torah, è quello di ricollegarci a quei livelli più alti.

L’Arì z.l. spiega che i cinque livelli dell’anima corrispondono cinque livelli dello Shem Havaya (Tetragramma) (Etz Chayim 42:3).

יחידה Yechida קוצו של י’  Apice della yod
חיה Chaya י Yod
נשמה Neshama ה Heh
רוח Ruach ו Vav
נפש Nefesh ה Heh

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Tre insegnamenti del chasidismo

Il chassidismo ci ha trasmesso tre insegnamenti fondamentali per vivere bene:

1) Non lasciarsi mai andare alla disperazione.
2) Non diventare mai tristi.
3) Non avere mai rimpianti

I Chassidim evitano di rimuginare sul loro passato, perché secondo le loro guide spirituali, contemplare il passato non ha nessun scopo positivo per il futuro: ci creiamo invece un’ossessione malsana per le nostre trasgressioni passate e questo ci impedisce di occuparci del nostro tikun/trasformazione personale e quella del mondo.

Il Rebbe di Gur dice:

Il presente, questo “adesso”, che è il momento in cui stiamo parlando, non esisteva quando il mondo è stato creato e non ritornerà mai più. L’attuale “adesso” è stato preceduto da un altro “adesso” e sarà seguito da un altro “adesso”. Ogni “adesso” ha il suo compito divino unico. Chi pensa costantemente ai peccati che ha commesso, riguardo al male che ha fatto, è occupatissimo in quei pensieri, perché ci immergiamo in qualunque cosa stiamo pensando. Tutta la loro anima è immersa in questi pensieri negativi e quindi sono immersi nel male. Trovandosi in una situazione del genere non sono in grado di ritornare sulla retta via … .Inoltre c’è anche il pericolo che questi pensieri possano portare alla tristezza … non importa se si spinge il fango da questa o quella parte, rimane sempre fango. “Ho peccato o non ho peccato?” Che bene ne può derivare al Cielo se continuo a farmi questa domanda? Avrei potuto invece creare una collana di perle e questo sì che avrebbe causato gioia in Cielo. Come è scritto: “Allontanati dal male e fai il bene.” (Salmi 34,15, 37,27): non soffermarti sul male, fai invece cose buone. Se abbiamo fatto qualcosa di sbagliato, possiamo compensarlo facendo qualcosa di buono.

Quando sprofondiamo nei pensieri riguardo ai peccati e alla cose negative che abbiamo fatto in passato, non possiamo cambiare. La legge ebraica, l’halakha, si concentra invece sull’auto-miglioramento, la nostra trasformazione in bene, perché questo è quello che vuole l’En Sof Infinito.

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La nostra preghiera crea i nostri angeli custodi e aumenta il livello della nostra anima

Con ogni preghiera spontanea che preghiamo a Dio, con ogni salmo che recitiamo, creiamo un angelo, ovvero energia luminosa positiva che ci avvolge e protegge. Più salmi preghiamo, più preghiere spontanee diciamo, più il campo magnetico luminoso intorno a noi si amplia, si rafforza e ci fa da scudo contro le avversità della vita.

Gli effetti di queste preghiere sono estremamente benefici perché ci colleghiamo maggiormente al divino, da cui in cambio riceviamo benedizioni, inspirazioni su come agire nel modo giusto nella nostra vita, e tutto quello che ci serve per la nostra missione nel mondo. Attraverso la preghiera spontanea e dei salmi capiamo che non siamo mai soli, che la nostra anima dentro il nostro corpo che è una parte del divino è sempre con noi, e che l’energia benefica degli angeli mandati da Dio ad aiutarci e proteggerci è una diretta conseguenza del nostro impegno spirituale con la preghiera e la nostra generosità verso gli altri.

E’ un’ottima cosa circondarsi di persone positive, impegnate come noi sul cammino spirituale, e la lettura e lo studio di testi sacri, oltre che alla beneficenza e opere di bene.

Al contrario, il linguaggio volgare e negativo crea energie negative, che ci creano dei buchi energetici nella nostra aurea, la luce dell’anima che circonda il nostro corpo, e la volgarità e la sporcizia morale ci portano in basso, in direzione opposta all’Uno Infinito e alle Sue Benedizioni. Bisogna evitare in ogni modo di ascoltare il linguaggio volgare e becero, che influenza anche il nostro pensiero, sporcandolo, evitare in tutti i modi la televisione i giornali con le relative volgarità che comunicano, e frequentare solo persone moralmente e spiritualmente positive.

Cercare sempre di essere sempre un faro di luce e positività, se vogliamo ricevere le stesse cose dagli altri. Noi siamo quello che diamo: diamo luce e riceveremo luce. Siamo quello che pensiamo e crediamo, siamo quello che diciamo: in essenza siamo anime avvolte in un corpo.

Più diventiamo spirituali più inondiamo questo mondo di luce, e lo riempiamo di angeli. Preghiamo di scegliere sempre questa direzione creativa e luminosa, e non cadere mai nel suo opposto, Dio non voglia, che significa malattia, difficoltà economiche, mancanza di pace familiare.

Facciamo del bene e riceveremo del bene. Questo consiglio vale per tutti i tempi.

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