L’importanza della lettura ad alta voce dello Zohar haKadosh

L’importanza dello studio del Sefer HaZohar come tikun/purificazione dell’anima senza sofferenza e per fare arrivare la Geulah/Redenzione berachamim/con misericordia.

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La Torah illumina la mente

Confluenza messianica

Cosa ci insegnerà il Mashiach? E come? Di cosa parlerà?

Da un lato, il Mashiach (Messia ebraico) parlerà certamente di Torah rivelandone la sapienza e profondità straordinarie. Egli mostrerà come ogni generazione di profeti e saggi abbia fatto la sua parte nel rivelare un altro aspetto – e poi un altro e un altro ancora – della Torah infinita del Creatore. Come ci ha insegnato il Baal Shem Tov, il Mashiach mostrerà anche che, nonostante il fatto che tutti questi grandi maestri abbiano rivelato i segreti più profondi della creazione attraverso la Torah, nessuno ha nemmeno iniziato a toccare una parte infinitesimale della luce inesauribile della Torah Superna. Secondo il Baal Shem Tov, questo è il significato del verso: “La Torah di Hashem è completa, essa rigenera l’anima” (Salmo 19:8). In altre parole, la Torah Superna è ancora integra, completa e intatta. E proprio perché è una fonte infinita di acque vivificanti, ha il potere di rigenerare l’anima e illuminare la mente.

Il Mashiach ci rivelerà così che quello che pensavamo di sapere della Torah è semplicemente una definizione piccola o limitata di quello che essa è veramente. D’altra parte, il Mashiach dimostrerà agli scienziati che anche se pensano di parlare di astronomia, fisica, chimica, medicina, biologia e psicologia, in realtà parlano di Torah costantemente, senza saperlo. In poche parole, il Mashiach dimostrerà che E = mc2 non è conoscenza creata dall’uomo, ma sapienza divina scoperta dall’uomo.

Il Messia riunirà essenzialmente gli insegnamenti più profondi della Torah con la Teoria del grande campo unificato. Mostrerà che sono entrambe rivelazioni della Chokhmà/Sapienza divina, parti dell’Intero più grande che è il sistema radice di tutta la conoscenza (e che è chiamato Chokhmah shel Maalah, la sapienza superna della Torah). Il Mashiach mostrerà che gli insegnamenti dell’Ari (Rabbi Yitzchak Luria, 1535-1572) hanno dovuto precedere le rivelazioni quasi mistiche della meccanica quantistica e della relatività speciale e generale, poiché non sono altro che la fonte spirituale da cui sono emersi questi insegnamenti scientifici.

Il Messia parlerà dello spazio-tempo, del mondo fisico in cui viviamo, e dimostrerà che non è quello che pensavamo che fosse. Il Mashiach parlerà di storia e rivelerà cos’è la storia, per ogni nazione, per l’umanità nel suo complesso, per il mondo nel suo complesso, la storia del cosmo, la storia cosmica, la storia dietro la storia, la storia dal punto di vista di Dio. Parlerà a tutti questi livelli. Salirà al livello più alto e poi scenderà, e dimostrerà come il livello più alto si manifesta nei dettagli persino del livello più basso.

Il Messia parlerà di psicologia, vale a dire, la psicologia dell’anima, chi siamo, qual è il nostro significato e cosa facciamo qui. Parlerà di medicina, la medicina dell’interfaccia anima-corpo. Ci introdurrà ai segreti più profondi dei nostri corpi meravigliosi – i nostri templi individuali – e ci mostrerà come illuminarli e irradiarli con la stessa luce di Hashem.

La Torà del Mashiach includerà ogni conoscenza. Alla fine egli unirà la somma totale di tutta la sapienza umana con la sua fonte nel divino. Accenni della Torà del Mashiach sono filtrati nel mondo proprio ora. Speriamo di meritarcela!

È mia speranza e preghiera che i profondi insegnamenti della Torah riguardo a Dio che presento nei miei libri avvicinino il giorno in cui tutta l’umanità sperimenterà direttamente “male’ah ha’aretz deah et Havayah: la coscienza di Hashem riempirà/permeerà la realtà fisica” (Isaia 11:9). Speriamo di essere tutti ispirati a risvegliarci dal basso, a percepire e conoscere la benedizione della presenza di Hashem nella nostra vita, ora e per tutta l’eternità, amen.

Avraham Sutton
Miriam Giladi
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Cos’è la Cabalà della Torah

Cos’è la Cabalà?

L’intera tradizione cabalistica ruota intorno ad un concetto estremamente potente. Questo concetto può essere meglio definito come Teoria avanzata dei sistemi, ovvero che la realtà è fissata come un meta-sistema unificato di sistemi dentro altri sistemi. Come questo funzioni e come tutti questi sistemi siano fondati su un’Unità Divina singola, è quello che insegna la Cabalà. Quando si capisce, la vera profondità rivoluzionaria della Cabalà si manifesta. L’importanza di questo concetto sta nel fatto che è quello di cui abbiamo bisogno oggi. Perché anche se la Teoria dei sistemi è la base di molti progressi nella scienza moderna, il suo significato spirituale non viene capito dai medesimi analisti di sistemi, completamente ignari dei supporti cabalistici dei loro strumenti più potenti. Fino a poco tempo fa, gli insegnanti religiosi tradizionali della Cabalà non erano neppure rivelati alle loro controparti “laiche”.
Oggi, con il ritorno all’ebraismo di un numero sempre più crescente di scienziati importanti, questo divario è stato colmato. La profezia dello Zohar (Vayera 1:117a) che tutta la conoscenza (spirituale e laica) sarà unificata nel momento della redenzione, si sta realizzando in maniera spettacolare:

Nell’anno 600mo del sesto millennio [5600 = 1840 C.E.], le porte della sapienza superna in alto, insieme alle sorgenti della sapienza [laica] in basso verranno aperte e il mondo si preparerà a inaugurare il settimo millennio. Questo è simboleggiato da chi inizia a prepararsi nel pomeriggio del sesto giorno (venerdì) per accogliere lo Shabbat. Allo stesso modo [verso la fine del sesto millennio, ci si prepara per entrare nel settimo millennio]. L’accenno a questo è in Genesi 7:11: “Nell’anno 600mo della vita di Noè .. tutte le sorgenti del grande abisso proruppero e si aprirono le cateratte del cielo.”

Basandoci su questo e altri versetti, le fonti cabalistiche parlano della generazione precedente l’era messianica e il grande Shabbat, quando ci sarà una grande sete di questa conoscenza. In altre parole, le regole del gioco sono cambiate: se nelle generazioni precedenti era importante nascondere a tutti la Cabalà, fatta eccezione per gli studenti più selezionati, oggi al contrario è arrivato il tempo di scoprire le sue profondità, perché la Cabalà è l’ ‘anima’ della Torah che non è mai stata separata dal ‘corpo’ della Torah (né dai suoi precetti, né dai suoi standard etici generali, né dalla sua sapienza onnicomprensiva). Poiché la Cabalà è l’anima della Torah, essa ha il potere di correggere tutte le impressioni sbagliate riguardo la Torah, che spuntano quando si giudica la Torah da suoi “vestiti” esteriori e non si capisce ciò che c’è dietro.

Per estensione, una volta ristabilito l’apprezzamento della gente per la suprema elevatezza della Torah quale insegnamento divino, la Cabalà ha il potere di correggere tutte i concetti sbagliati riguardo la vita sul nostro piccolo pianeta – e con questo intendiamo i concetti riguardanti il passato (da dove siamo venuti e chi siamo), il presente (il significato dell’esistenza umana nel nostro tempo) e il futuro (dove si dirige la storia, e perché sta accelerando mentre si muove in direzione del futuro). La Cabalà fa questo, non negando le altre idee e filosofie, ma dando a ciascuna di esse il suo posto in uno schema più grande (sistemi dentro sistemi) e correggendo le verità parziali riallineandole alle verità più grandi dell’esistenza.

Scienza e spiritualità

La gente è esposta a concetti molto profondi due campi estremamente importanti: la scienza e la spiritualità. Ciascuna di esse, a modo suo, è stata la causa dell’abbandono dell’ebraismo da parte di molti ebrei, più di qualsiasi altra causa storica.
Specialmente nel nostro tempo, i livelli avanzati dei concetti che offrono entrambe queste aree rende imperativo rispondere allo stesso modo.
La Torah (che include la Bibbia intera, il Talmud, il Midrash, l’Halachà e i commentari) è estremamente profonda, ma visto che la sua vera profondità può essere portata alla luce solo dalla sapienza nascosta che essa nasconde, abbiamo bisogno che la Cabalà venga rivelata in tutta la sua gloria. Questa gloria ha il potere di riaprire un sentiero di ritorno per quelli che sono attualmente “bloccati” in queste aree, un sentiero che possono ripercorrere verso la loro origine-radice, la Cabalà.

Scienza: un numero sproporzionato di scienziati è ebreo, fenomeno molto interessante e ben documentato. Quanti ebrei sono attratti dall’idea di diventare medici, matematici, fisici, chimici, cosmologi! Non potrebbe darsi che l’altissima percentuale di scienziati ebrei abbia un significato “superiore”, che la Cabalà può rivelarci? Non ci sorprenderebbe scoprire che questi ebrei orientati verso la scienza siano forse i candidati più idonei a studiare le parti più concettuali della Cabalà.

Spiritualità: Negli ultimi quarant’anni abbiamo assistito ad un altro fenomeno interessante e ben documentato: tantissimi giovani ebrei, senza nessuna idea riguardo cosa sia l’ebraismo o cosa abbia da offrire, sono stati attratti da numerose sette religiose e spirituali. Questo esodo di massa che li ha portati lontani dall’identità e dai valori ebraici è stato fatto risalire ad una mancanza di significato nel tipico servizio religioso della sinagoga. Non è ovvio che la Cabalà sia la risposta? Non è questa la sapienza che queste anime hanno cercato per così tanto tempo? È probabile che questi ebrei orientati verso la spiritualità siano i candidati più adatti ad imparare e ad incarnare le pratiche spirituale esoteriche più alte della Cabalà. Non sarebbe ironico se questi ebrei interpretassero un ruolo primario nella prossima grande ondata di alyah – ascesa/ritorno alla madrepatria ebraica e all’anima ebraica? Non vedete la Cabalà come motivazione principale di una tale alyah? Non è stata la loro sensibilità spirituale estrema a condurli dove sono adesso?

Redenzione Universale

Per ultimo, lo studio dell’autentica Cabalà della Torah accelererà la redenzione finale d’Israele e dell’intera umanità.

È scritto nello Zohar (Naso, Raya Mehemna, 3:124b): “In futuro, Israele è destinato ad assaggiare l’Albero della Vita, che non è altro che il Sefer haZohar. Con esso partiranno dall’esilio con misericordia.”

Nei Tikkunei Zohar (Tikkun Vav, pp. 23b-24a) vediamo il profeta Elia parlare con Rabbi Shimon Bar Yochai: “Quanta gente sarà sostenuta da questo tuo lavoro (lo Zohar), quando sarà rivelato alla generazione finale alla fine del tempo!”

Il Gaon di Vilna ci ha insegnato (Even Shlemà 11:3): “Questa redenzione [finale] avverrà solo in conseguenza dello studio della Torah, principalmente lo studio della Cabalà.”

Quando il Baal Shem Tov salì in cielo, chiese al Messia: “Quando tua maestà verrai?” Egli rispose: “Questo sarà il tuo segno. Sarà un tempo nel quale i tuoi insegnamenti saranno diffusi in tutto il mondo e le tue sorgenti strariperanno all’esterno.” (Iggeret HaBesht)

Rav Avraham Sutton
Miriam Giladi
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Il sistema cabalistico

Il sistema cabalistico

Per chi non ha ancora familiarità con la terminologia cabalistica, il sistema cabalistico di base è questo.

Concetti:

(1) Tzimtzum: il processo attraverso il quale Hashem ha ristretto e nascosto la Sua luce infinita, per dare alla luce il mega sistema degli universi.

(2) Shevirat HaKelim (Rottura dei vasi): la frantumazione mirata delle sefirot originarie, per incrementare ulteriormente la diminuzione e il nascondimento della luce infinita di Hashem.

(3) Olamot (mondi): il sistema gerarchico o graduale dei cinque super universi; ogni olam/mondo superiore è progettato per attenuare ulteriormente e nascondere la luce infinita di Hashem per lo scopo espresso di dare alla luce un mondo fisico in cui quella luce è tutto, ma è completamente irrilevabile; la parola olam stesso è concettualmente e linguisticamente legata alla parola he’elem (occultamento).

(4) Shem Havayah: i cinque livelli del Tetragramma di Hashem, che inizia con l’apice dello Yod, ed seguito da Yod, Heh, Vav e Heh finale.

(5) Shemot Kodesh (Nomi divini sacri): i dieci nomi divini che compaiono nelle pagine del Tanakh (la Bibbia) e che incarnano i diversi aspetti della relazione di Hashem con la creazione e con noi.

(6) Sefirot: i dieci attributi divini dell’Albero della Vita; le sefirot sono i kelim (vasi) rettificati e le midot (mezzi, modalità, attributi, qualità, frequenze energetiche) con cui Hashem interagisce con noi e che noi incarniamo, in quanto esseri creati a immagine divina.

(7) Partzufim: letteralmente “volti”, più propriamente intesi come modalità olistiche della provvidenza divina. Ogni partzuf è costituito quindi da una gamma completa di sefirot, note anche come hanhagot (modalità della divina provvidenza), secondo il Ramchal (Rabbi Moshe Chaim Luzzatto).

(8) Neshamah: i cinque livelli dell’anima (nefesh, ruach, neshama, chaya, yechida): la nostra connessione con tutti gli universi superiori e con Hashem stesso.

Rabbi Avraham Sutton, Miriam Giladi
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La meditazione del Magghid di Mezeritch per vedere la luce divina in tutte le cose

“Hashem Elokim fece crescere dal suolo ogni albero piacevole a guardarsi e buono da mangiare e l’Etz HaChayim (Albero della Vita) in mezzo al giardino, e anche l’Etz HaDaat Tov vaRa” (l’Albero della Conoscenza del Bene e del Male) (Genesi 2:9).

Rabbi Dov Ber, Maggid di Mezritch (Maggid Devarav LeYaacov §200):

Ve’Etz HaChayim be’toch ha’gan: e l’Etz HaChayim in mezzo al giardino” (Genesi 2:9). Quando una persona studia la Torah o prega, deve pensare a se stesso come se si trovasse nel Giardino dell’Eden, dove non c’è nessuna gelosia, lussuria o orgoglio. In tal modo verrà salvato dall’avere qualsiasi altro motivo nascosto. Tuttavia, come fa addirittura a pensarci, sapendo che si trova in questo mondo tra persone [che hanno tutte le tendenze negative sopra menzionate, incluso se stesso]? Tuttavia, quando uno studia la Torah o prega con timore e amore, e si attacca in devekut, collegandosi con la coscienza al Creatore Benedetto, e pensa che “Melo kol ha’aretz kevodo” (Isaia 6:3) “Tutta la realtà terrena è piena della Sua gloria/luce” o “La pienezza della terra è la Sua gloria/luce” e “Leit atar pnuy mineh” (Tikuney Zohar 70, 122b): “Non esiste nessun posto privo della Sua presenza”, che tutto è pieno della forza vitale del Creatore benedetto, diventa chiaro che tutto quello che vede e percepisce non è nient’altro che la chayut (forza vitale, luce) del Creatore Benedetto che scorre in esso [nel mondo].

Ad esempio, quando vedete la gente, vedete la loro forma fisica, sentite la loro voce, ascoltate le loro parole e la loro saggezza: in verità quello vedete è la chayiut (forza vitale, luce) del Creatore Benedetto che scorre in esse. Lo stesso vale per tutto quanto: tutto è la chayut del Creatore Benedetto. Perciò quando uno studia la Torah o prega con timore e amore, starà certamente attento a ricordarlo, perché in virtù di essere fortemente attaccato al Creatore Benedetto nella sua coscienza, [egli sa che] quello che vede e sente non è altro che la chayiut del Creatore Benedetto inerente in ogni cosa, perché tutto proviene da Lui, sia Egli Benedetto [e sempre più rivelato]. È solo che questa chayut è rivestita con recipienti di ogni tipo, per così dire. Comunque, sapendo questo, come può introdursi nella sua mente un pensiero ulteriore o una brama terrena, visto che non vede altro che la chayut del Creatore e la gioia spirituale in ogni cosa?

È possibile che questo sia ciò che i nostri saggi di memoria benedetta intendevano quando dissero (Talmud Berachot 17a): “L’Olam Haba (il Mondo a Venire) non è come l’olam hazeh (questo mondo). Nell’Olam Haba [il mondo delle anime] non c’é da mangiare, né da bere, non ci sono rapporti coniugali, nessuna transazione commerciale, nessuna gelosia, odio o concorrenza. Invece gli tzadikim sono seduti con le loro corone sulla loro testa e si godono lo splendore della Shekhinà (la Presenza Divina). A questo si allude nel versetto [che descrive come essi videro la Shekhinà sul Monte Sinai] (Esodo 24:11): “Essi videro Elokim e mangiarono e bevvero.” [Come lo intende Onkelos, la loro esperienza della Elokut (divinità) è stata così potente, così reale, che era come se stessero mangiando e bevendo, cioè, interiorizzando lo splendore divino.]

Essi intendevano che si deve sempre contemplare il fatto che il Creatore Benedetto circonda tutti i mondi. Questo è il significato di “con le loro corone sulla loro testa,” in conseguenza del quale essi godono dello splendore della Shekhinà, sono felici della gioia spirituale della chayut del Creatore che è presente in ogni luogo. Questo è anche simile a quello che hanno detto: “Possa tu vedere il tuo mondo [eterno] nella tua vita.” [Talmud Berachot 17a: Quando i saggi si accomiatarono dalla yeshivà di Rabbi Ami – e alcuni dicono dalla yeshivà del rabbino Chanina – questo è quello che dissero: “Che tu veda il tuo mondo [eterno] nella tua vita e la tua destinazione finale nell’Olam Haba, che la tua speranza [per il bene] si protragga per molte generazioni, il tuo cuore mediti con comprensione, la tua bocca parli di saggezza, la tua lingua canti canzoni, le tue palpebre guardino dritte davanti a te, i tuoi occhi brillino con la luce della Torah, e il tuo volto splenda come la radianza del firmamento; le tue labbra articolino conoscenza, i tuoi reni si rallegrino nella rettitudine e i tuoi passi corrano per ascoltare le parole dell’Antico dei Giorni.”]

Perché persino in questo mondo si può ottenere la gioia del Giardino dell’Eden. Questo è quindi il significato di “l’Etz HaChayim,” cioè l’etza (il consiglio, la raccomandazione) per la vera chayim/vita, per essere costantemente devek be’chayim, attaccato alla vita “be’toch ha’gan” (in mezzo al giardino ), per contemplare come abbiamo detto in precedenza, ciò che ci farà capire che siamo nel Giardino dell’Eden persino ora.
(traduzione dall’ebraico in inglese di Rav Avraham Sutton, traduzione in italiano di Miriam Oryah Giladi)
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Il segreto della terra d’Israele

Eretz Israel è santa perché la Shekinah – la presenza di HaShem – vi dimora. In questa luce, lo Zohar rivela un grande segreto circa la qualità spirituale unica della Terra d’Israele.

“Rabbi Shimon Bar Yochai disse, Abramo nostro padre venne in Israele per attaccarsi al luogo della fede e per imparare la sapienza su come attaccarsi ad HaShem.”

Una persona può sviluppare la fede in HaShem, indipendentemente da dove si trova. Tuttavia, il vero terreno fertile della fede è in Israele. Pertanto, quando chi vive in Israele mira a rafforzare la sua fede, “si attacca al luogo della fede”. Come un albero piantato lungo il fiume, egli si connette alla sorgente della fede. Le acque buone della fede riempiono la sua anima e rafforzano il suo cuore con la fede viva e dinamica in HaShem.

Inoltre, la santità di Israele trasmette segreti spirituali speciali a coloro che risiedono sulla sua terra. In particolare, essa rivela “la sapienza di come attaccarsi ad HaShem.” Non c’è gioia più grande di connettersi alla santità di HaShem!

Abramo andò in Israele per partecipare dei tesori spirituali della terra. Quando vi arrivò sviluppò una fede intensa in HaShem. Inoltre, acquisì la sapienza incomparabile di come attaccarsi a HaShem, il Dio vivente.

Speriamo di meritarci tutti di attaccarci alle sorgenti spirituali di Eretz Israel, la Terra d’Israele.

PRATICA SPIRITUALE QUOTIDIANA: Immaginatevi di stare in piedi nel Tempio di Gerusalemme – rafforzate la vostra fede e attaccatevi a HaShem.

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LIBRO di cabalà – La luce di Efraim – di Simcha H. Benyosef

Nella pagina delle pubblicazioni, si può scaricare gratuitamente il libro di cabalà di Simcha H. Benyosef,
prima edizione in italiano http://www.laviadellacabala.org/libri-e-pubblicazioni/

 

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Modaah veGiluy Daat

Estratto della preghiera ebraica quotidiana
Modaah VeGiluy Daat – Dichiarazione di fede (dal Siddur Od Yosef Chai
[OY “Ch Miketz 1])

Io credo con fede completa e perfetta che Hashem nostro Dio sia la causa di tutte le cause. Egli soltanto ha creato le dieci sefirot: Keter, Chokhmah, Binah, Chesed, Gevurah, Tiferet, Netzach, Hod, Yesod e Malkhut.

La Sua luce è nascosta e velata in Keter Elyon (che corrisponde all’apice della lettera Yod del Suo nome sacro, il Tetragramma) e da lì si diffonde nella י Yod, che parallela Chokhmah, nella ה Heh che parallela Binah, nella ו Vav che comprende le sei sefirot – Chesed, Gevurah, Tiferet, Netzach, Hod e Yesod e nella ה Heh che parallela Malkhut.

Alla Sua luce che è contenuta nelle dieci sefirot di Atzilut offriamo le intenzioni delle nostre preghiere, le nostre benedizioni e ringraziamenti, il nostro studio della Torah santa e il nostro compimento dei comandamenti della Torah e dei rabbini.

Offriamo anche ogni pensiero buono e ogni desiderio santo del nostro cuore, per portare giù l’illuminazione suprema e la benedizione infinita dall’illuminazione [dell’En Sof] in Atika Kadisha che corrisponde a Keter Elyon, ad Abba e Ima che corrispondono a Chokhmah e Binah e da Abba e Ima al Re Santo (Zeir Anpin) e al Frutteto delle Mele Sante (Nukva) che corrispondono a Tiferet e Malkhut.

Credo con fede completa e perfetta che Hashem è il nostro Dio. Egli è l’Uno [di cui il profeta Zaccaria ha detto]: “Hashem è Uno e il Suo Nome è Uno”. Egli era, Egli è ed Egli sarà. Egli era: nascosto e velato in Keter, Egli è: che avvolge la Sua luce nelle dieci sefirot di Atzilut, Egli sarà: che si rivela attraverso Tiferet e Malkhut.

A Lui ci abbandoniamo e offriamo la nostra nefesh (anima), la nostra ruach (spirito vitale) e la nostra neshamah (anima divina), [e dichiariamo la nostra disponibilità a dare la nostra vita] per la santificazione del Suo Nome Benedetto. Riceviamo perciò su di noi il giogo del Suo Regno, con grande amore e volontà dell’anima, come è scritto nella Torah:
(Coprite gli occhi con la mano destra sul vostro tallit (se lo indossate) (OY “Ch Vaera 1) dicendo):

Shemà Israel Hashem Elokenu. Hashem Echad
“Ascolta Israele, Hashem (l’Eterno Infinito) è il nostro Dio. Hashem è UNO”.

(sussurrando): Baruch Shem Kevod Malkhutò le olam va’ed
(sussurrando): Il Nome (la rivelazione) della Gloria (splendore) del Suo regno (provvidenza nascosta) sia benedetto (attratto giù e aumentato sempre di più per illuminare l’oscurità di questo mondo, ora e per tutta l’eternità.

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Riconvertire la materia in energia, l’oscurità in luce

Miriam Oryah
Il nostro corpo fisico e la materia, insegna la Cabalà della Torah (e la scienza l’ha scoperto anch’essa nell’ultimo secolo) sono “luce o energia ispessita”.
Il nostro corpo e tutta la realtà materiale del nostro universo fisico è considerata dalla Cabalà un levush, un “vestito” della luce divina (anima) che lo riempie e gli da vita, chaiut e shefa.
E’ la nostra anima che riempie il nostro corpo e gli da la sua forma. Ovvero è con l’occhio dell’anima che vediamo, è con il naso, la bocca, le gambe, i piedi dell’anima che respiriamo, parliamo, ci muoviamo. Infatti al momento della dipartita dell’anima dal corpo, questo giace inerte, non vede, non sente, non respira etc.
In altre parola, la nostra vera essenza è l’anima, che non muore mai, è eterna, e quando esce dal corpo sale nel mondo delle anime.
Il corpo secondo la tradizione ebraica va sempre interrato perché si purifichi dalle sue impurità (zuhama) e al momento della resurrezione dei morti verrà ricostituito da un osso indistruttibile che si chiama luz, e l’anima ritornerà ad riunirsi ad esso e vivranno insieme per l’eternità. Naturalmente al momento della resurrezione dei morti il nostro corpo sarà spirituale non materiale come ora, diciamo che il corpo sarà come l’anima e l’anima sarà ancora più luminosa.
La cabala insegna che il nostro scopo nel mondo è il tikun olam, ovvero spiritualizzare la materia in modo che questa diventi “trasparente”, rivelando – invece di nascondere – l’anima.
Mosè quando scese dal monte Sinai dopo aver parlato faccia a faccia con l’Infinito Creatore, aveva il volto luminoso, ovvero aveva raffinato a tal punto il suo corpo materiale, che il suo volto risplendeva con la luce della sua anima.
Il nostro scopo nel mondo è quindi rendere il corpo un servitore dell’anima, di modo che anche il corpo acquisti la luminosità, l’energia sottile dell’anima, visto che ora la materia è energia ispessita, condensata.
La Cabalà si riferisce a Dio con il termine En Sof, Infinito, perché è al di sopra di qualsiasi concetto umano, di qualsiasi categoria logica. la Cabalà dice che Dio è un’Intelligenza Cosmica, che ha creato tutto e ricrea tutto in ogni istante, e anche noi esseri umani come tutto il resto veniamo ricreati ogni nano secondo, perché questa è la volontà divina, che ci ha voluti in esistenza perché ognuno di noi ha la sua missione speciale da compiere in questo mondo che nessun altro all’infuori di noi può realizzare.
Noi non possiamo capire l’Infinito, perché la nostra intelligenza è umana e limitata, mentre la Sua Mente, se così si può dire, è Infinita e illimitata al di sopra dello spazio-tempo.
Dio non ha corpo, nulla Lo può contenere perché tutto è stato creato da Lui, e tutto è parte della Sua Unicità Assoluta, non ci sono altri poteri all’infuori del Suo.
La Sua Unicità è Assoluta è superiore alla somma delle Sue singole parti.
L’Infinito En Sof è eterno, ha preceduto il mondo e anche se questo dovesse cessare di esistere rimane eterno e illimitato.
Tutto nella creazione contiene un’anima, una scintilla di divinità che lo fa vivere. Le pietre, i vegetali, gli animali, gli uomini, tutti abbiamo un’anima, e via via che si procede sulla scala evolutiva della creazione, dal minerale, al vegetale, all’animale, al parlante l’anima diventa sempre più evoluta in consapevolezza..
Dio è buono e ha creato l’universo a nostro beneficio, e perché potessimo attaccarci a Lui in devekut, tramite l’emulazione dei Suoi attributi o qualità.
L’universo ha delle imperfezioni perché Dio vuole che sia l’uomo ad apportare le correzioni e i miglioramenti, ed è per questo che siamo stati di libera scelta, bechira chofshi, e siamo responsabili delle nostre scelte e azioni.
Quindi quando agiamo bene siamo partner dell’En Sof, quando agiamo negativamente andiamo contro il Suo piano per rendere questo mondo, e noi stessi, un mondo migliore.
Dio ha creato il mondo, ovvero lo spazio e il tempo, e quindi naturalmente Lui è al di sopra dello spazio-tempo. Queste sono dimensioni umane, che non influiscono in alcun modo sul divino.
Se guardate la natura, le stelle, il firmamento, lo stesso corpo umano così perfetto con i suoi milioni e trilioni di cellule, vi renderete conto che niente di questo è casuale, così come non sono casuali le nostre vite e quello che dobbiamo fare nel mondo.
L’essenziale è non sprecare tempo in cose inutili, ma dedicarsi a compiere il nostro lavoro per riconvertire la materia in luce e consapevolezza e avvicinarci sempre più al divino, alla spiritualità, attaccarsi all’Infinito, salire sulla scala delle anime fino ai livelli più alti della spiritualità e connessione all’Uno Infinito.
Attraverso la preghiera, i salmi soprattutto, lo studio della Torah d’Israele tra cui la Cabalà e le opere di beneficenza e aiutare il proprio prossimo.
Su questi tre pilastri si fonda il mondo, dice il Trattato Massime dei Padri del Talmud.
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La luce originaria di Pesach

La Luce della Pesach-Pasqua originaria
(dal libro: La luce di Pesach)
Copyright © 2012 Rabbi Avraham Sutton
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Da dove proveniva la luce che si manifestò in tutta la sua grandezza durante il Pesach (Pasqua ebraica) originaria? Rabbi Nachman di Breslov domanda e risponde che fu “presa in prestito” dal futuro (1 Likutey Halakhot, Orach Chayim, Netilat Yadayim Shachrit 2:6).

Qual è l’essenza della redenzione dall’Egitto? Da quale “luogo” e “tempo” sono stati presi [“in prestito”] tutti i miracoli e i prodigi soprannaturali che si sono verificati allora, quando Hashem cambiò completamente e capovolse l’ordine naturale del mondo, annullando le leggi e le costanti della natura, e rivelando così la sua provvidenza non mitigata sul mondo?

Tutto è stato preso in prestito dal livello chiamato ha’ketz ha’acharon (il tempo finale), vale a dire dalla luce che sarà rivelata in quel tempo. [Infatti Hashem ci dimostrerà che non è mai esistito qualcosa come la “natura”.] Le cosiddette leggi della natura saranno annullate [e tutti vedranno che erano solo una copertura per l’ininterrotta e diretta provvidenza di Dio].

Il tempo finale non è altro che il grande Shabbat [che culminerà nei 6000 anni di questo mondo], è Alma d’atei (il mondo futuro), il completo Shabbat [che farà seguito ai “giorni feriali” di questo mondo].
Hashem estrae la luce della provvidenza da questo futuro ultimo, dal sof ha’olam (vale a dire, da oltre i confini noti del mondo), dal ketz ha’acharon (il futuro finale) [al fine di rovesciare l’ordine naturale e liberarci dal nostro personale e collettivo Mitzrayim-Egitto].

Nella fonte di cui sopra, Rabbi Nachman aggiunge nei suoi Likutey Moharan I 250:
Quando nel Santo si desta la compassione per Israele, per liberarli dal loro esilio e porre fine alla loro sofferenza, Hashem effonde la sua hashgachah (Divina Provvidenza) su di loro, prendendola dal sof ha’olam (l’estremità del mondo), cioè dal ketz (fine del tempo) futuro, quando Egli annullerà completamente la “natura” [sfatando l’illusione che esista qualcosa di separato da Lui], rivelando che non esiste nient’altro che la sua hashgachah-provvidenza.

Questo è il significato di: “I cieli [da noi percepiti ora con i nostri occhi] si dissolveranno come fumo, e la fisicità della terra si affievolirà, come un vestito consunto; i corpi fisici degli abitanti della terra moriranno, soltanto la mia salvezza [pura hashgacha, genuina e incontaminata] durerà per sempre” (Isaia 51:6). Quindi, anche oggi [nella storia umana], quando Hashem vuole determinare la fine di una civiltà particolare, al fine di elevare Israele, Egli effonde su di loro la Sua hashgachah-luce dal ketz ha’olam (cioè oltre i confini del mondo).

Come si vede dagli insegnamenti di Rabbi Nachman c’è un modo ancora più profondo di vedere questa luce. Se la luce della Yetziat Mitzrayim, la luce dell’esodo dall’Egitto, è stata presa in prestito dalla luce del ketz-ha’acharon, la fine ultima, e non è altro che la luce della redenzione futura, qual è la fonte della luce della redenzione? Da dove sarà “tratta”?

In effetti la redenzione futura sarà infinitamente più potente (nella proporzione di 50 x 50) rispetto alla Pasqua originale, com’è implicitamente detto nel versetto del profeta Michea 7,15: “Ki’mei tzet’khem me’eretz Mitzrayim ereinu niflaot – come nei giorni del vostro esodo dall’Egitto, mostrerò loro (vale a dire, all’ultima generazione) niflaot – meraviglie”, dove la parola niflaot può essere letta come nun-pelaot, “50 x 50 volte il livello di meraviglie”, dove la lettera nun è scritta nun-vav-nun, cioè 50 x 50.

Ci sono numerose fonti che dicono tutte la stessa cosa: la luce della redenzione futura, la luce del Mashiach-Messia, la luce del Beth HaMikdash-Tempio di Gerusalemme e la luce del grande Shabbat, sono tutte manifestazioni della Or HaGanuz, la luce originale, che Hashem ha messo da parte per creare l’universo, insieme all’uomo (Midrash Genesi Rabbah 11:2; Chagigah 12a, e commento di Rashi alla Genesi 1:4).

Rabbi Yehuda bar Simon ha detto: La luce [spirituale o mentale] che il Santo ha creato il primo giorno della creazione era così grande che Adamo poteva vedere da un capo all’altro del mondo. Quando il Santo previde gli atti malvagi delle generazioni del diluvio e della torre di Babele, decise di mettere da parte quella luce per i giusti [che sarebbero risorti] in futuro. Come sappiamo che Hashem nascose questa luce? Perché è scritto: “Ha messo la luce al riparo dal malvagio” (Giobbe 38:15). Come facciamo a sapere che l’ha messa da parte per i giusti nel futuro? È scritto, “La via del giusto è come una luce radiosa che diventa più brillante sino al mezzogiorno” (Proverbi 4:18).

Nello Zohar 1:30 b e b 1:31 leggiamo:
È scritto: “Elokim disse: Sia luce e ci fu Luce”.
Questa è la Prima Luce superna che esisteva prima della creazione dell’universo. Da questa uscirono tutte le moltitudini e le forze, e la terra fu addolcita, e il suo potere portato alla luce … Quando il Santo previde gli atti dei malvagi del mondo la nascose, e ora viene rivelata solo in modi nascosti e oscuri.

Rabbi Yitzchak ha detto: La luce con cui il Santo ha creato il mondo era onnipresente. Si estendeva da un’estremità all’altra dell’universo. Poi la nascose, così che i malvagi non ne abusassero per i loro scopi. La riservò quindi per i giusti [che sarebbero risorti], com’è scritto: “La luce è seminata per il giusto, e la gioia per i retti di cuore” (Salmo 97:11).

Quando il Santo rivelerà infine quella luce, tutti i mondi saranno addolciti [rettificati]. Tutto sarà UNO. Fino a quel giorno futuro, essa [la luce unificata] resterà nascosta.

E nel Sefer Bahir 160 è scritto:
Rabbi Berakhyah si sedette, spiegando: “Ogni giorno si parla del mondo-a-venire. Ma capiamo cosa significa? In aramaico Olam Haba (il mondo-a-venire) è Alma d’Atei (il mondo-che-è venuto). E qual è il significato del mondo-che-è venuto? Abbiamo imparato: “Prima che il mondo fosse creato, sorse nel Pensiero il desiderio di creare una grande luce per illuminarlo. Il Santo creò dunque una luce così grande che nessuna cosa creata poteva sostenere … Prevedendo che il mondo non sarebbe stato in grado di sopportare [la piena intensità di] questa luce, il Santo ne prese un settimo, lasciandola lì per il mondo. Il resto [cioè, la maggior parte della luce] la mise da parte per i giusti nel futuro ultimo. Poi disse: Se si mostrano degni di questo settimo, salvaguardandolo, gli darò il resto nel mondo finale. Questo è il motivo per cui si chiama Alma d’atei (il mondo-che-venne), perchè esisteva già da [prima] i sei giorni della creazione. Per quanto riguarda questa luce è scritto: “Quanto grande è il bene che hai riposto per coloro che ti temono” (Salmo 31:20).

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