Tikun rimedi spirituali contro la tensione, paura e stress

Miriam Giladi sito
Nella nostra epoca molte persone soffrono di ansia, tensione o stress, il che significa che la nostra nefesh (la parte della nostra anima più legata al corpo, corrispondente al fegato) deve essere aiutata dalla nostra neshama (la parte più alta e spirituale della nostra anima, che dimora nella nostra mente) a trovare pace, emunà (fede) e bitachon (fiducia completa) nella bontà e sostegno a tutti i livelli di Hashem.
Alcuni di noi soffrono di sensi di colpa per quello che è successo in passato, e molti ancora di più si preoccupano del futuro. L’ebraismo insegna che bisogna vivere nel presente ed essere grati a Dio per quello che ci ha dato e ci sta dando tuttora e usare i doni che Lui ci ha fatto nella maniera migliore possibile, per fare del bene a noi stessi, alle nostre famiglie, ai nostri amici e conoscenti e tutti quelli che hanno bisogno del nostro aiuto.
L’ebraismo insegna che è vietato preoccuparsi del futuro, perché nel 95% dei casi le nostre preoccupazioni non si verificheranno mai, e ciò nonostante perdiamo energie preziose ad arrovellarci la mente per ipotetici problemi futuri di cui NON soffriremo mai. Bisogna invece vivere consapevolmente nel presente senza preoccupazioni, ma con grande fiducia che la nostra vita è protetta dalla Divina Provvidenza di Hashem e che quello che ci accade è tutto per il nostro bene. A volte riceviamo dal Cielo benedizioni, bontà, apertamente e altre volte invece la bontà è nascosta in un recipiente esteriore di problemi di natura varia, sofferenza, dolori. L’essenziale è sapere che se a volte ci arrivano dei problemi è per purificare la nostra anima da trasgressioni compiute in passato e ritornare puri di fronte all’En Sof Benedetto Infinito. Quindi il recipiente/malattia/problema economico può essere un castigo, una penalità, ma l’interiorità è chesed, bontà, benedizione, riparare e ritornare puri. Quindi una volta pagato il “debito” la nostra vita ricomincerà a salire e vedremo presto i frutti del nostro lavoro spirituale.

In effetti data l’essenza della natura umana, totalmente dipendente da Dio, fin nel più minuscolo respiro, deve lodare Dio, con ogni nostro respiro: Kol haneshama, tehallel Y-ah, ogni anima lodi Dio. Come abbiamo studiato molte volte, la nostra essenza è la nostra anima, mentre il nostro corpo è il vestito, ciò che avvolge l’anima. O per dirla in termini cabalistici, la nostra anima è luce che risplende e il nostro corpo è luce che non risplende. Quindi l’anima è quella che dovrebbe dirigere la nostra vita, con tutte le sue aspirazioni spirituale, anziché essere diretta dal corpo, con tutte le sue passioni materiali.

Diamo qui di seguito alcuni consigli per superare i momenti di crisi, tensioni, paure, stress eccessivo.
Come abbiamo detto all’inizio, questi problemi nascono da una nefesh impaurita, che la nostra neshama deve aiutare nel superare la crisi e diventare più consapevole spiritualmente.
Quindi nei momenti di crisi e tensione va molto bene recitare il versetto, o mantra:
EN OD MILVADO
(che significa, non esiste altro che Lui, la Luce e Intelligenza Infinita che ci ha creato perché potessimo diventare come Lui, ovvero dei “donatori” verso il nostro prossimo).
Oltre al versetto En Od Milvadò, fa molto bene recitare anche un altro versetto tratto dai Salmi:
Haboteach ba A-donài, chesed yosovevenu (si può dire anche in italiano, per chi preferisce: “Chi ha fiducia in Hashem, la luce della Sua bontà lo circonda”).
Molte volte quando ci accade qualcosa di buono, o quando succede a qualcun altro, diciamo che siamo fortunati o che l’altra persona è fortunata. Non esiste la fortuna ma solo le benedizioni che riceviamo dall’Alto, dal Creatore del mondo. Questa benedizione si chiama chesed, bontà, e quindi quando riceviamo questa bontà o quando qualcuno la riceve non gli diciamo che è fortunato, ma che è benedetto. E’ molto importante fare questo, perché quando ci sentiamo benedetti o diciamo a qualcuno che è benedetto, aumentiamo il flusso di benedizioni che riceviamo dall’Alto perché ne attribuiamo la Causa a Colui che è la Causa di tutto. Quindi quando riceviamo qualche beneficio siamo grati e ringraziamo il nostro Creatore insieme all’intermediario umano o angelico che ha eventualmente fatto da tramite.
Neshama ha la stessa radice di neshima, respiro. Infatti la neshama non è altro che il “respiro” o “soffio” di Dio che Egli inspira costantemente dentro di noi.
Quindi per calmare le nostre tensioni dobbiamo lavorare innanzitutto sul respiro.
Innanzitutto bisogna sedersi confortevolmente.
Si inizia facendo una profonda inspirazione per 4/5 secondi, spingendo la pancia in fuori, in modo da riempirla.
Dopo si trattiene il respiro per uno o due secondi, percependo l’aria risalire nei polmoni.
La terza fase è l’espirazione con la bocca per 4/5 secondi.
Si ripete questo esercizio per 5 volte.
Sicuramente vi sentirete meglio, meno tesi, più lucidi.
E soprattutto capirete che tutta la vostra paura è ispirata dalla vostra facoltà immaginativa anziché dalla neshama che è nella mente. L’immaginazione va controllata, anziché esserne controllati. Le nostre paura, nella grande totalità, provengono dalla nostra immaginazione focalizzata su cose negative. Quando ci arriva un pensiero negativo sappiate che è un testo, per vedere se riuscite a dominarlo o se vi lasciate dominare: fermatevi un momento, acquistate questa consapevolezza che è una prova e subito dopo pensiamo cose buone e positive. Cercate di non farvi dominare dall’immaginazione negativa, ma dominatela con la consapevolezza della vostra anima superiore, la neshama. Aspettate che i pensieri negativi passino, e non agite mai quando vi sentite sopraffatti e d’istinto.
Volendo si può aggiungere la pratica del bicchiere d’acqua. Ovvero prima di iniziare gli esercizi di respirazione mettete un bicchiere d’acqua davanti a voi. Quando avrete finito le cinque inspirazioni e ispirazioni, prendete in mano il bicchiere, recitate questa benedizione: Barùkh Attà A-donài Elohè-nu Mèlekh haOlàm she ha kol nihià bidvarò (Benedetto sei Tu Signore, che ha fatto tutto con la Sua parola). E poi bevete la vostra acqua.
E’ stato dimostrato scientificamente che l’acqua sente e percepisce le vibrazioni positive e le parole che pronunciamo e quando recitiamo una benedizione su di essa, diventa molto molto benefica, perché ha percepito le parole della nostra benedizione e quindi si è arricchita con queste scintille di santità.
Ci sono inoltre tre salmi particolari che aiutano ad alleviare la tensione, la paura, la depressione.
Sono il salmo 23, il salmo 91 e il salmo 148.
Più li recitate e più vedrete che diventerete calmi, sereni, fiduciosi e ottimisti.
SALMO 23
1. Salmo di David. Il Signore è il mio pastore, non manco di nulla.
2. Egli mi fa riposare su prati d’erba, mi conduce presso acque tranquille.
3. Egli ristora la mia persona, mi guida nei sentieri della giustizia a riguardo del Suo nome.
4. Anche se dovessi andare in una valle oscura, non temerei alcun male, poiché Tu sei con me, il Tuo bastone e la Tua verga mi danno la tranquillità.
5. Tu apparecchi per me la tavola in presenza dei miei nemici, hai unto con l’olio il mio capo, il mio calice è ricolmo.
6. Certamente il benessere e la bontà mi raggiungeranno per tutti i giorni della mia vita ed io potrò stare nella casa del Signore per lunghi giorni.
SALMO 23 EBRAICO
1. Mizmor LeDavid A-donai Ro’i Lo Echsar
2. Binot Deshe Yarbitzeni Al Mè Menuchot Yenahaleni
3. Nafshì Yeshovev Yancheni Vema’ghelè Tzedeq LeMa’an Shemò
4. Gam Ki Elekh Beghè Tzalmavet Lo Irà R’a Ki Attàh ‘Immadì, shivtekha uMish’antekhà, Hemmàh Yenachamunì
5. Ta’arokh Lefanai Shulchan, Neghed Tzorerai Dishantà Vashemen Roshì Kosì Revayàh
6. Akh Tov Vachesed Irdefuni, Kol Yemè Chajai VeShavtì Bevet A-donai LeOrekh Yamim

SALMO 91
1. O tu che ti sei messo sotto la protezione dell’Altissimo e che ti ripari all’ombra dell’Onnipotente, ascolta:
2. Io sono solito dire al Signore: Egli è il mio riparo e la mia fortezza, il mio Dio in Cui confido,
3. Poiché Egli ti libera dal laccio dell’uccellatore, da piaga calamitosa,
4. Egli ti copre sotto le Sue ali, e sotto le Sue ali ti riparerai, targa e scudo è la Sua verità.
5. Non avrai da temere dai terrori notturni né dalla freccia che vola di giorno,
6. Dalla peste che striscia nel buio né dalla strage che abbatte in pieno meriggio.
7. Potranno cadere mille alla tua sinistra o duemila alla tua destra, tu non sarai toccato.
8. Basta che tu guardi coi tuoi occhi per vedere il castigo degli empi.
9. Poiché Tu, o Signore, sei il mio riparo. L’Eccelso hai scelto come tuo riparo.
10. A te non capiterà alcun male né piaga si accosterà alla tua tenda;
11. Poiché darà ordine ai Suoi angeli che ti facciano guardia in tutte le tue vie;
12. Sulla palma della mano ti porteranno affinchè il tuo piede non inciampi in un sasso;
13. Sul leone e sull’aspide camminerai, calpesterai il leoncello e il drago.
14. Poiché si è affezionato a Me lo salverò, lo esalterò perché ha riconosciuto il Mio nome;
15. Egli Mi invocherà ed Io lo esaudirò, sarò con lui nel momento dell’angustia, lo libererò e gli darò onore,
16. Di longevità lo sazierò e lo farò godere della Mia salvezza.
SALMO 91 EBRAICO
1. Yoshev BeSeter ‘Elyion, Betzel Sha-dai Itlonan
2. Omar LA-donai Machsì umtzudatì E-lohai Evtach Bò
3. Ki Hu Yatzilkha Mippach Yaqqush MiDdever Havvot
4. BeEvratò Yasekh Lakh VeTachat Kenafav Techsèh, Tzinnàh VeSocheràh Amittò
5. Lo Tirà MiPachad Laylàh, Mechetz Ya’uf Yomam
6. Middever BaOfel Yahalokh Miqqetev Yashud Tzohoraim
7. Ippol Mitzidekhà Elef urvavàh Miminekha, Elekha Lo Iggash
8. Raq Be’enekha Tabbit, VeShillumat Resha’im Tirèh
9. Ki Attàh A-donai Machsì ‘Elyion Samta Me’onekha
10. Lo Teunnèh Elekha Ra’ah VeNega’ Lo Iqrav BeAholekha
11. Ki Malakhav Yetzavèh Lakh Lishmorkhà Bekhol Derakhekha
12. ‘Al Kappaim Issaunkha, Pen Tiggof BaEven Raglekha
13. ‘Al Shachal Vafeten Tidrokh, Tirmos Kefir VeTanin
14. Ki vi Chashaq VaAfalletehu, Asaghevehu Ki Yad’à Shemì
15. Iqraeni VeE’enehu ‘Immò, Anokhì Vetzaràh, Achalletzehu Akhabbedehu
16. Orekh Yamim Asbi’ehu VeArehu BYshu’ati
SALMO 118
1. Ringraziate il Signore poiché è buono, poiché è eterna la Sua bontà.
2. Così dica, deh, Israel: poiché è eterna la Sua bontà.
3. Così dica, deh, la casa di Aron: poiché è eterna la Sua bontà.
4. Così dicano, deh, i tementi del Signore: poiché è eterna la Sua bontà.
5. Quando ero in strettezze ho invocato il Signore, ed Egli mi ha esaudito con larghezza.
6. Il Signore è dalla mia parte, non temo; che cosa potrebbe farmi un uomo?
7. Il Signore è dalla mia parte per aiutarmi, ed io vedrò la rovina di coloro che mi odiano.
8. E’ meglio fidare nel Signore che fidare in un uomo;
9. E’ meglio fidare nel Signore che fidare nei potenti.
10. Tutte le genti mi circondano; in nome del Signore certamente le distruggerò;
11. Mi circondano e mi attorniano; in nome del Signore certamente le distruggerò;
12. Mi circondano come api, si estingueranno come fuoco di sterpi; del Signore certamente le distruggerò.
13. Tu, o nemico, mi avevi spinto perché cadessi, ma il Signore mi ha aiutato.
14. Fonte della mia forza e oggetto del mio canto è il Signore, ed è stato per me fonte di salvezza.
15. Una voce di ringraziamento per la salvezza si sente nelle tende dei giusti: la destra del Signore causa prosperità;
16. La destra del Signore solleva chi sta per cadere, la destra del Signore causa prosperità.
17. Non voglio morire, ma vivere e celebrare le gesta del Signore.
18. Il Signore mi ha sì inflitto dei tormenti ma non mi ha consegnato alla morte;
19. Apritemi le porte della giustizia: entrerò per esse, celebrerò il Signore.
20. Questa è la porta del Signore, per cui entrano i giusti.
21. Ti ringrazio poiché mi hai esaudito e fosti per me fonte di salvezza.
22. La pietra che era stata disprezzata dai costruttori è divenuta l’angolo principale dell’edificio.
23. Ciò proviene dalla mano del Signore, e costituisce prodigio ai nostri occhi.
24. Questo è il giorno che ci ha preparato il Signore, giubileremo e gioiremo in esso.
25. Deh, o Signore, salva, deh! Deh, o Signore, dà prosperità, deh!
26. Benedetto colui che viene in nome del Signore; noi vi benediciamo dalla casa del Signore.
27. Forte è il Signore e ci ha mostrato la Sua benignità; legate rami fioriti alla vittima del sacrificio e portatela fin presso le prominenze dell’altare.
28. Tu sei il mio Dio e Ti ringrazierò, il mio Dio e Ti esalterò.
29. Ringraziate il Signore poiché è buono, poiché è eterna la Sua bontà.
EBRAICO SALMO 118
1. Hodù LA-donai Ki Tov Ki Le’olam Chasdò
2. Yomar Nà Israel, Ki Le’olam Chasdò
3. Yomerù Nà Vet Aharon, Ki Le’olam Chasdò
4. Yomerù Nà Irè A-donai, Ki Le’olam Chasdò
5. Mi HaMetzar Qarati Y-àh, ‘Anani VaMerchav Y’àh
6. A-donai Lì Lo Irà Màh Yiasèh Lì Adam
7. A-donai Lì Be’ozerai, VaAnì Erèh VeSone’ai
8. Tov Lachasot BA-donai, Mibetoach BaAdam
9. Tov Lachasot BA-donai, Mibetoach BiNdivim
10. Kol Goim Sevavuni BeShem A-donai Ki Amilam
11. Sabuni Gam Sevavuni, BeShem A-donai Ki Amilam
12. Sabuni Khidvorim Do’akhu KeEsh Qotzim, BeShem A-donai Ki Amilam
13. Dachò Dechitani Linpol VA-donai ‘Azarani
14. ‘Ozì VeZimrat Y’àh, Vayhì Lì LYshu’ah
15. Qol Rinnàh Vishu’ah BeAholè Tzaddiqim, Yemin A-donai ‘Osàh Chail
16. Yemin A-donai Romemàh, Yemin A-donai ‘Osàh Chail
17. Lo Amut Ki Echyèh, VaAsapper Ma’asèh Y’àh
18. Yassor Isserani Yi’àh, VelaMavet Lo Netanani
19. Pitchù Lì Sha’arè Tzedeq Avòvam Odèh Y’àh
20. Zèh HaSha’ar LA-donai, Tzaddiqim Yavou Vò
21. Odekhà Ki ‘Anitani, VaTehì Lì Lishu’ah
22. Even Maasù HaBonim, Hayetàh LeRosh Pinnàh
23. Meet A-donai Hayetàh Zot, Hi Niflat Be’enenu
24. Zèh HaYom ‘Asàh A-donai, Naghilàh VeNismechàh Vò
25. Anà A-donai Hoshi’ah Nà, Anà A-donai Hatzlichàh Nà
26. Barukh HaBà BeShem A-donai, Berakhnukhem MiBet A-donai
27. El A-donai Vayaer Lanu, Isrù Chag Ba’avotim ‘ad Qarnot HaMizbeach
28. E-lì Attàh VeOdeka, E-lohai Aromemeka
29. Hodù LA-donai Ki Tov, Ki Le’olam Chasdò

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Meditazione

Meditazione per quando ci si sente sofferenti, tristi o spenti:
– Sedetevi tranquilli e respirate per un minuto
– Ora andate mentalmente nel vostro cuore e percepite che quello che c’è direttamente sotto la tristezza
– è naturalmente amore
– Mentre sedete nell’amore, fatelo espandere nell’universo, lasciando che vi guarisca completamente.

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Il segreto dello scudo di Re David, il Magen David

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IL SEGRETO DEL MAGEN DAVID, LO SCUDIO A SEI PUNTE DI RE DAVID.
Il Magen David, lo scudo di David ebraico è composto da due triangoli, uno che ha la base in basso con i due lati verso l’alto e il secondo triangolo che ha la base in alto con i due lati diretti in basso.
Il triangolo inferiore rivolto verso l’Alto rappresenta il nostro risveglio umano dal basso, il nostro studio, le nostre preghiere, i cinque libri dei salmi, le nostre meditazioni, la nostra generosità e aiuto verso il prossimo, che salgono dalla Terra, il nostro mondo materiale, nel mondo vero dell’eternità, portando spiritualità nei mondi superiori e causando così l’unificazione di mondi, sefirot e parzufim in Alto. Questo triangolo è anche la parte femminile ricevente, meqabelet.
Il triangolo SUPERIORE (Dio, le nuove rivelazioni della Sua Torah e Cabalà, della sua luce/energia divina) rivolto in basso, rappresenta la risposta di Dio al nostro servizio di preghiera e studio, quindi l’illuminazione spirituale che ci manda, l’abbondanza, le benedizioni che riceviamo nella vita, la nostra famiglia, il nostro lavoro, il nostro benessere fisico, psicologico, spirituale. Questo triangolo superiore è detto essere maschile, ovvero datore, mashpia.
Questo ci insegna che più cresciamo in consapevolezza più aumenta la qualità e quantità di quanto offriamo a Dio, causando così una discesa ancora più abbondante su di noi di tutto quello che abbiamo bisogno nella nostra vita, a ogni livello.
Insieme, questi due triangoli formano un intero unificato, che è più grande della somma delle sue parti individuali.
Consiglio vivamente a tutti di creare dei gruppi di studio o anche di sola preghiera dei Tehillim, recitati ad alta voce in italiano o in ebraico, perché le lettere dell’alfabeto ebraico sono recipienti dell’energia luminosa con cui è stato creato il mondo, e attraverso la pronuncia di queste lettere combinate nelle parole delle preghiere, veniamo infusi di questa grande luce, energia, potente che si trova nelle lettere.
Questa profusione di luce che scende su di noi, ci avvolge come uno scudo potente, e insieme a noi anche i nostri cari che ci sono vicini e le case e gli ambienti in cui preghiamo.
Pregare da soli va molto bene, e ci sono anche dei momenti che va bene pregare in gruppi piccoli o grandi, anche a casa propria invitando amici e conoscenti, per una tazza di te e la lettura ad alta voce insieme di qualche salmo, per vedere gli effetti potenti della preghiera collettiva, che accelera sicuramente anche il processo della redenzione e dell’instaurazione di un’età di pace e armonia, shalom, completi.
Ottima anche la recitazione individuale e collettiva del Perek Shira, o Canto della Creazione, che ha profondi significati cabalistici nascosti.
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HALLEL Tehillim 116: 12-19

La musica e il canto sacro aprono le porte ad uno stato di coscienza molto alto, di ruach hakodesh e persino profezia..olre che uno stato profondo di devekut, attaccamento, alla Luce dell’En Sof Benedetto. Questo salmo fa parte dell’Hallel che si canta a Rosh Chodesh, il capo-mese lunare ebraico. I  salmi sono stati composti da Re David, che era egli stesso un profeta.

HALLEL Salmo 116: 12-19
Ma-ashìv la Hashem kol-tagmulòhi alài, kos-ieshuòt essà uveshèm Hashèm ekrà (2 volte)
Come posso ripagare l’Eterno per tutti i Suoi benefici nei miei confronti? Innalzerò il calice [in onore] delle salvezze [ricevute] e invocherò il Nome dell’Eterno.
Nedarài l’Hashem ashallèm,
negda-nà lechol-ammò iakàr beenè Hashem hammàvta lachasidàv (2 volte)
Assolverò ai miei voti [che ho fatto] all’Eterno alla presenza di tutto il Suo popolo. E’ di gran conto agli occhi dell’Eterno la morte dei Suoi devoti.
Annà Hashem ki anì-avdècha, ani-avdechà ben amatècha, ani-avdechà ben amatècha pittàchta lemoserài.
Orsù [esaudiscimi], o Eterno, in quanto sono Tuo servo; Io sono il Tuo servitore, figlio della Tua serva [questo è il motivo per cui] Tu hai sciolto i miei vincoli.
Lecha ezbàch zèvach todà uvshèm Hashem ekrà. Nedarài l’Hashem ashallè, negda-nà le chol ammo
Io ti presenterò un’offerta di ringraziamento e invocherò il nome dell’Eterno. Io assolverò ai miei voti [che ho fatto] all’Eterno alla presenza di tutto il Suo popolo,
bechatzròt bet Hashem, betochechi Yerushalaim, Halleluiah.
nei cortile della Casa dell’Eterno proprio in mezzo a te, Gerusalemme. Lodate il Signore!

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L’anima è l ‘essenza

La Cabalà della Torah spiega che l’En Sof Benedetto ha creato cinque universi spirituali che, a partire da quello più alto a quello più basso, sono:

Adam Kadmon (Uomo Primordiale).
Azilut (Vicinanza) Mondo delle Sefirot.
Briyah (Creazione) Mondo delle anime e del Kissè haKavòd (Trono della Gloria).
Yetzirah (Formazione) Mondo degli Angeli.
Asyah (Completamento) il nostro universo.

La Cabalà ci insegna anche che tutto quello che è stato creato dall’En Sof Benedetto ha un aspetto interiore (pnimi) ed uno esteriore (chitzoni), che si può definire anche aspetto della luce o essenza (azmut) e del vaso (kli). Dato che si tratta comunque sempre di livelli spirituali possiamo dire che l’aspetto interiore (anima) è luce che risplende mentre l’aspetto esteriore (il vaso) è luce che non risplende.

I cabalisti insegnano che i cinque livelli dell’anima umana corrispondono alla dimensione interiore di ciascuno dei cinque universi.
Inoltre L’Ari spiega in Etz Chayim 42:3, che i cinque livelli dell’anima corrispondono ai cinque livelli del Nome ineffabile di Dio, YKVK:

Yechidà (unità, anima unificata) corrisponde al mondo di Adam Kadmon (AK) e all’apice della Yud del Tetragramma (chutzò shel Yud).
Chayah (forza vitale, anima collettiva) corrisponde al mondo di Azilut e alla lettera Yud del Tetragramma.
Neshamah (respiro divino, anima superna) corrisponde al mondo di Bryah e alla prima lettera Heh del Tetragramma.
Ruach (spirito) corrispondente al mondo di Yetzirah e alla lettera Vav del Tetragramma.
Nefesh (anima vitale) corrisponde al mondo di Asyah e alla ultima lettera Heh del Tetragramma.

Rabbi Chayim Vital ha scritto in Shaar HaGilgulim, Hakdamah 1, a nome del suo maestro, l’Ari zal:
L’essenza dell’uomo è la componente spirituale [melubeshet, vestita] nel corpo fisico, mentre il corpo è solo un abito.
È noto che l’uomo è l’anello di congiunzione tra tutti e quattro i mondi superni – Asiyah (azione), Yetzirah (formazione), Beriah (creazione) e Atzilut (emanazione). Egli contiene in sé aspetti o tracce di tutti e quattro i mondi [più un accenno del livello al di sopra di tutti, Adam Kadmon].

In Shaarey Kedushah 1:1, aggiunge:
È noto che il corpo di un individuo non è la sua essenza. L’anima è il vero sé, mentre il corpo è solo un abito con cui l’anima si copre mentre si trova in questo mondo.

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Ki Adam Etz haSadeh – L’uomo è un albero del campo

In Netzach Yisrael, capitolo 7, il Maharal di Praga scrive: “In verità, l’uomo [ogni essere umano, e tutta l’umanità] può essere paragonata a un albero, come è scritto: “Ki ha’adam etz ha’sadeh – perchè l’uomo è un albero del campo” (Deut. 20:19). La differenza è che l’uomo è un albero rovesciato: le radici di un albero fisico sono sulla terra, mentre la radice dell’uomo è in Alto [attaccata all’Albero della Vita].
Perché la neshamah (l’anima spirituale) è la shoresh/radice dell’uomo, ed è in cielo [vale a dire, nella sua testa, che corrisponde alla dimensione spirituale]; le sue mani sono come i suoi rami principali e i suoi piedi sono i rami più piccoli che si dipartono da quelli. Il suo torso è il tronco del suo albero. Perché è così importante da capire? La radice di un albero fisico è sotto e riceve il suo sostentamento dal terreno sottostante. L’anima dell’uomo, invece, trae la sua forza vitale dal cielo.”
Rabbi Shlomo Wolbe aggiunge: “Così, al contrario di un albero fisico che cresce dal basso verso l’alto, l’uomo, che ha la sua radice in alto, cresce dall’alto verso il basso, dalla sua radice celeste giù nel suo corpo in questo mondo … Proprio perché l’uomo ha la sua radice in Alto, può fondarsi su quella radice superiore, trasferendo così il suo principale punto di riferimento da questo mondo al mondo superiore. Questo fondarsi in alto è così importante perché rafforza l’emunah, la fiducia nell’En Sof Benedetto di una persona a tal punto che niente lo può smuovere dal sapere che Egli è responsabile di tutto.
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Meditazione consapevolezza della Luce Infinita

MEDITAZIONE
Rabbi Dov Ber, il Maghid di Mezeritch,
Likutim Yekarim

È estremamente importante pensare e meditare nel nostro cuore che siamo vicini, vicinissimi al Creatore Benedetto, che ci circonda da ogni lato.

Abituandoci a visualizzare la presenza della Luce dell’En Sof che ci avvolge costantemente, arriveremo a uno stato di devekut (attaccamento, unione, adesione) al Creatore, da non aver più bisogno di ricordarci della Sua presenza e della Sua beatitudine, molto più vicine del nostro stesso stesso respiro.

Visualizzeremo nel nostro occhio mentale, in modo naturale, il Creatore Benedetto – con la coscienza elevata che Dio è il Luogo (Maqom) del mondo, che tutto si svolge dentro di Lui. L’esistenza dell’En Sof Benedetto ha preceduto la Sua creazione del mondo. Quando comprendiamo che questo livello di trascendenza onnicomprensiva esiste tuttora, potremo realmente visualizzare l’esistenza del mondo, tuttora all’interno del Creatore Benedetto – persino dopo che il mondo è stato creato, con un’esistenza apparentemente separata dalla Sua.

Dobbiamo attaccarci così fortemente al Creatore al punto che la nostra percezione essenziale rimanga focalizzata sul Creatore Benedetto, anziché su questo mondo, in cui il nostro attaccamento a Lui rimane casuale e secondario. In tal modo meriteremo che le klippot [i gusci dell’impurità, il male, le forze esteriori parassitiche che ci tengono nascosta l’esistenza di Hashem per prosperare divorando le nostre energie] abbandonino la loro presa su di noi, liberandoci. Quando si è sotto l’influenza delle klippot, delle negatività, la nostra coscienza è oscurata, pensiamo di essere separati dalla Beatitudine dell’Onnipotente. La negatività ci chiude gli occhi della mente, ci impedisce di percepire il Creatore Benedetto.

Al contrario, sapremo con certezza che il Creatore Benedetto è l’Infinito En Sof, che trascende e racchiude tutti gli universi. Sapremo che la Sua shefa benedetta [luminosità, splendore] scorre costantemente dall’alto in basso attraverso tutte le dimensioni, tramite dei canali speciali [le Sefirot]. Capiremo che essenzialmente ‘camminiamo’ [cioè la nostra intera esistenza si svolge] dentro il Creatore Benedetto, al punto da esserci impossibile fare anche il più piccolo movimento senza la Sua shefa [energia] e chayiut [vitalità].

È perciò estremamente importante sapere di trovarsi sempre accanto al Creatore Benedetto. Questo è vero sia che si provi o no un forte senso di devekut [attaccamento]. La vita interiore è tutta un susseguirsi di alti e bassi. A volte si sperimenta una passione bruciante e un forte attaccamento al Creatore; altre volte tutto questo manca. Ma non bisogna scoraggiarsi. Bisogna invece sapere che Lui ci è sempre vicino, sia Egli benedetto.

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La via della meditazione di Rabbi Nachman di Breslov

Rabbi Nachman di Breslov
da Hishtapkhut haNefesh (Effusione dell’anima)

La Ohr ha ganuz – la Luce nascosta
Se volete sperimentare la luce nascosta e acquisire la consapevolezza dei misteri della Torah (sod ha Kabbalah), che saranno rivelati nel futuro ultimo, dovreste impegnarvi molto nella meditazione diretta a Dio. Giudicare tutto quello che fate per vedere se è positivo e corretto agire in tal modo di fronte a Dio, che ci fa del bene costantemente. Valutate quindi le vostre parole con il giudizio. Vi auto-giudicate, e siete voi stessi il giudice di tutte le vostre azioni.

Grazie a questo, potete sbarazzarvi di tutte le paure. Non avrete più paura di qualsiasi persona che vuole dominarvi, che sia un capo, un proprietario, esattore, ladro, belva, o qualsiasi altra cosa al mondo. La vostra unica paura sarà il timore di Dio.

Sarete quindi in grado di elevare la paura alla sua radice, che è la conoscenza (Daat). Sarete degni della conoscenza perfetta, e quindi saprete chi dovete temere veramente. Vi renderete conto che l’unico che dovete temere è Dio, e la vostra paura è un profondo timore della Sua maestà.

Attraverso questo, sarete degni di comprendere gli elementi rivelati, non mistici della Torah. Sarete anche degni dell’umiltà vera. Potrete così pregare letteralmente con auto-sacrificio (mesirut nefesh), annullando interamente il fisico e l’ego durante la preghiera. Sarete così in grado di pregare senza alcun intento di guadagno, e non penserete a voi stessi. Annullerete il vostro essere fisico e il vostro ego, e sarà come se non esisteste.

Così facendo sarete quindi degni di comprendere i misteri della Kabbalah della Torah. Potrete così sperimentare la luce nascosta, che sarà rivelata nel futuro ultimo. Tutto questo viene raggiunto attraverso la meditazione.

27. I salmi e il respiro divino

Quando si recitano i Salmi, è nobile come se li stesse recitando re David stesso.
Re David compose i Salmi con l’ispirazione divina, in ebraico Ruach haKodesh, che si può tradurre anche “respiro divino”.

Questo respiro divino si trova ancora nelle parole dei Salmi. Quindi una persona che recita i Salmi, il suo stesso respiro risveglia il divino che è nelle parole. Quando si recitano i Salmi, è quindi come se Re David stesso li stesse cantando.

Quando una persona è malata, è molto benefico per lei avere fiducia solo in Dio, avere fede che recitare i Salmi lo aiuterà.

La fede è un supporto e un bastone. Ci si può appoggiare e contare su Dio così come ci si appoggia a un bastone. Re David perciò disse: “Dio è stato il mio bastone” (Salmi 18,19). David fu in grado di appoggiarsi a Dio, come un supporto fisico.

La Torah dice riguardo a una persona ferita: “ Se si alza e cammina con il suo bastone, sarà ripulito” (Esodo 21,19). Questo indica che si viene guariti con il bastone della fede.

L’inverno è la gravidanza e l’estate è la nascita. D’inverno tutte le piante e le erbe sembrano morire. La loro forza si dissolve e sembrano come morte. Ma quando arriva l’estate, si risvegliano e ritornano a vivere.

È scritto: “Isacco uscì a meditare (su’ach) nel campo” (Genesi 24:63). Il Talmud insegna che questa meditazione era la preghiera.

Quando inizia l’estate, va molto bene meditare nei campi. È un tempo in cui si può pregare Dio con desiderio e nostalgia.

La meditazione e la preghiera sono una sicha in ebraico. Un cespuglio del campo in ebraico è un siach. Perciò, quando ogni cespuglio del campo inizia a ritornare alla vita e a crescere, essi tutti desiderano essere inclusi nella preghiera e nella meditazione.

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L’essere umano è stato creato ad immagine divina

Albero della Vita - Etz ha ChaimMiriam Oryah

La Torah ci dice che l’uomo è stato creato a immagine di Dio: “E Dio creò l’uomo a Sua immagine, a immagine di Dio lo creò” (Genesi 1,27). Uno dei tredici principi della fede ebraica formulati dal Rambam, ci dice però che l’Onnipotente non ha nessunissima immagine o forma fisica.

Come si spiega allora l’affermazione che siamo stati creati a immagine di Dio? Una delle interpretazioni profonde fornite dalla Cabalà ci insegna che la rivelazione dell’Onnipotente avviene tramite dieci manifestazioni particolari in cui il Creatore si relaziona alla Sua creazione. Il Sefer Yetzirah le chiama sefirot, dieci forze spirituali tramite cui il Creatore governa il mondo.

L’uomo, creato per così dire a immagine di Dio, contiene anche lui queste stesse dieci forze spirituali, che hanno un corrispondente nel suo corpo e nella sua anima che riempie e da vitalità al suo corpo.
La Cabalà ci insegna che il corpo dell’uomo ha dieci parti principali, corrispondenti alle dieci Sefirot. Il cranio dell’uomo è Keter (la Corona, la Volontà più profonda dell’uomo, il suo sè), che contiene le tre parti della mente: Chokhmah (Sapienza) nell’emisfero destro, Binah (Intelligenza) nell’emisfero sinistro e Daat (Conoscenza, unione di Sapienza e Intelligenza e sua applicazione pratica) nel cervelletto alla nuca.
Il braccio destro rappresenta Chesed (amore incondizionato) e il braccio sinistro rappresenta Gevurah (forza, restrizione, limitazione, giudizio). Il torace è Tiferet (Luce, verità, misericordia, la giusta fusione tra Chesed e Ghevurà). Le due gambe corrispondono a Netzach (eternità, vittoria, perseveranza) e Hod (splendore, empatia, arrendersi, accettazione). Il brit kodesh, l’organo maschile della riproduzione, è Yesod (Fondamento, sessualità) e l’atarah, la sua corona, è Malchut (regalità, sovranità).

L’uomo, come le sefirot, è stato dotato di un corpo e un’anima. Il corpo è il contenitore e l’anima è la Luce Infinita dell’Onnipotente che la riempie. Allo stesso modo le Sefirot sono contenitore e Luce. Il nome della sefirà è il suo contenitore esteriore e il nome divino associato ad ogni sefirà è la luce/spiritualità che gli dà la vita.

La Sefirah più alta trasmette luce/spiritualità/energia e la sefirà sottostante la riceve in qualità di contenitore/corpo per trasmetterla a sua volta alla sefirà sottostante. Quindi la sefirà più alta è sempre l’anima della sefirà sottostante. Quello che è superiore spiritualmente è sempre l’anima del mondo-contenitore sottostante. In Cabalà viene spiegato inoltre che anche il contenitore apparentemente materiale in realtà è energia/luce che si è ispessita, condensata, nel processo di discesa dei mondi, così come viene confermato anche dalla fisica quantistica moderna.

Nel nostro ritorno alla Luce, all’Infinito, anche questa apparente materialità verrà riconvertita in luce pura, spiritualità autentica e tutto ridiventerà Uno, come era all’origine, solo che questa volta ciascuno di noi sarà consapevole con la sua identità conquistata nel nostro lavoro spirituale in questo mondo.
E questo è anche il nostro compito nella vita, siamo anime discese da una dimensione spirituale superna, e ci siamo incarnati in un corpo per trasformarlo ed elevarlo, tramite le mitzvot della Torah per gli ebrei e per i bene noach.

Le mitzvot sono la nostra connessione all’Infinito, e che ci permettono la devekut, l’attaccamento al Creatore, che è la ragione e lo scopo di tutto.

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Pratiche di Devekut – Attaccamento mistico

da Tzavat HaRivash 2 Testamento del Baal Shem Tov
Shiviti Hashem le’negdi tamid – Pongo Hashem davanti a me in ogni momento” (Salmo 15: 8).

Il concetto inerente la parola shiviti [ovvero essere in uno stato costante di consapevolezza divina] è l’hishtavut (ovvero la capacità di mantenersi equilibrati, centrati, senza essere influenzati dalle circostante esteriori). Ciò significa che tutto è shaveh (uguale) per noi, non importa cosa ci succeda, sia che la gente ci lodi o ci sminuisca. Questo vale per tutti gli aspetti della vita, compreso il cibo. Se si dispone di prelibatezze o all’opposto di alimenti meno appetitosi, ai nostri occhi è tutto shaveh (uguale), perché lo yetzer hara, il nostro avversario interiore, l’istinto animalesco che cerca gratificazione nelle cose materiali, cibo, denaro, ricerca dell’onore e del potere, è stato rimosso completamente dalla nostra coscienza.

Qualunque cosa accada, possiamo dire: “Quello che è successo è arrivato da Hashem. Se Lui ha deciso che così doveva accadere, lo accetto.”
In ogni caso, la nostra intenzione dovrebbe essere le’shem shamayim (per amore del Cielo), nella misura in cui non fa differenza per noi come le cose si rivelano. Questo senso di equanimità è un livello molto alto.

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