I QUATTRO MONDI DELLA CABALA’

Negli insegnamenti della Cabalà, che sono molto antichi e che non furono mai messi per iscritto sino alla rivelazione dello Zohar, ci viene detto che Hashem ha dato alla luce il mondo attraverso un processo di tzimtzum, che significa diminuzione e occultamento.

Il concetto fondamentale della Cabalà è che la luce spirituale di Hashem (data la mancanza di una parola migliore, usiamo la parola “luce” quando si parla di Hashem) è così forte, così accecante, da cancellare tutto il resto. Per creare un universo o per creare qualsiasi cosa, Hashem ha dovuto nascondere e diminuire la Sua luce. Questo atto di nascondersi è chiamato il primo tzimtzum.

Perché solo il primo? Perché per dare alla luce il mondo in cui viviamo, era necessario fare molti tzimtzumim (plurale di tzimtzum). In altre parole: Hashem può fare qualsiasi cosa desideri, dalla Sua prospettiva è completamente libero e in grado di fare qualsiasi cosa, e quindi sarebbe bastato fare solo uno tzimtzum. Il fatto che Hashem abbia dato alla luce il nostro mondo attraverso varie fasi non è perché ha dovuto, ma per fare il tutto a nostro vantaggio.

Creando il sistema universale in più fasi (come un edificio a più piani o come i pioli di una scala), ci ha dato la possibilità, visto che viviamo al piano inferiore (nella dimensione o mondo più basso) di accedere ai livelli superiori . Ecco perché Hashem ha deciso di creare diverse dimensioni/mondi/universi, dal più alto al più basso. In questo modo possiamo avvicinarci sempre di più a Lui a piccoli passi, gradualmente.

Nello Zohar, Rabbi Shimon bar Yochai ci ha insegnato (circa 1900 anni fa) i nomi di queste diverse dimensioni o mondi, dal più alto al più basso, il nostro mondo.

Il mondo più alto si chiama Olam HaAtzilut (mondo di Azilut), l’universo delle Sefirot. Come spiegano i nostri insegnanti, ci sono due significati della radice della parola Atzilut. Innanzitutto, Atzilut ha le stesse lettere della parola etzel che significa vicino. In questo senso, l’universo di Atzilut può essere chiamato l’”universo della vicinanza (a Dio)”. Atzilut proviene anche dalla radice le’haatzil, emanare. Lo vediamo nella Torah quando Hashem dice a Mosè: “Raduna settanta tra gli anziani di Israele … Portali all’Ohel Moed (Tenda della radunanza) e lasciali lì con te. Io [Hashem] scenderò lì e parlerò con te, ve’atzalti min ha’ruach asher alekha (e farò in modo che parte dello spirito che è su di te possa emanare), e lo metterò anche su di loro, in questo modo porteranno il peso [condivideranno la responsabilità] di questo popolo insieme a te, e non dovrai sopportare [la responsabilità] da solo” (Numeri 11:16-17). Da qui vediamo che il verbo ve’atzalti significa causare l’emanazione. Sulla base di questo, l’universo più alto è anche chiamato “l’universo dell’emanazione”.

Per creare l’universo inferiore successivo, Hashem fece un altro tzimtzum, diminuendo e nascondendo la Sua luce ulteriormente. Il risultato fu la creazione dell’Olam HaBeriah, l’ “universo della creazione”, l’universo delle anime. I nostri saggi spiegano che la radice della parola beriah è בר beit resh (bar). In aramaico, la parola bar significa fuori. Le chayot bar sono degli animali selvaggi che vivono oltre i confini del mondo dell’uomo, nelle foreste e nei campi. Allo stesso modo, qui, poiché la luce di Hashem è stata nascosta ancor più di prima, l’Olam HaBeriah è considerato estremamente distante dalla luce originale di Hashem.

Tuttavia, in relazione al livello di occultamento della luce richiesto per l’esistenza di un mondo, fu necessario un altro tzimtzum, che sfociò nella creazione dell’Olam HaYetzirah, l’Universo della Formazione, l’universo degli angeli, che fu seguito a sua volta dall’Olam HaAsiyah, l’ “Universo dell’Azione” o del “Completamento”, il nostro universo.

Noi viviamo nell’Olam HaAsiyah ma quando preghiamo e studiamo la Torah, riusciamo a sperimentare un po’ della luce dei mondi superiori di Yetzirah, Beriah e Atzilut, pur vivendo quaggiù.

Ci è stato anche promesso che, nel momento in cui Hashem lo deciderà, il nostro mondo inferiore sarà completamente infuso dall’Alto con la luce dell’Olam HaYetzirah. Successivamente, sia l’Olam HaAsiyah che l’Olam HaYetzirah verranno infusi con la luce dell’Olam HaBeriah. Alla fine, tutto ritornerà al livello dell’Olam HaAtzilut.

C’è molto altro da dire su tutto questo, tuttavia questo breve scritto può aiutare ad avere una visione di base dell’universo multilivello in cui viviamo, e di come Hashem ha dato alla luce tutto questo per noi, a vantaggio eterno delle nostre neshamot/anime.

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Studiare la Torah lishmà

Abbiamo il precetto di studiare la Torah lishmah (per amore della Torah).
Lishmà significa anche leshem-heh, per elevare la Shekhinah, corrispondente alla lettera heh finale del Tetragramma di Hashem. Dice il Tikuney Zohar: “Felice è colui che impara la Torah lishmah (per amore della Torah), leshem-heh (per amore della Heh) … per unire la Heh [Shekhinah, immanenza di Hashem] con la Vav [il Santo Uno Benedetto HKBH, la trascendenza di Hashem]” (Tikuney Zohar, Introduzione, pagina 2a).

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Il Ratzon Hashem è l’anima del mondo

Tutta la creazione è rivestita in uno strato di materialità (la luce che non illumina), che ricopre l’essenza divina interiore, la chaiut, che le dà vita (la luce che illumina la mente). E questo vale non solo per le cose create, ma anche per le nostre parole e i nostri pensieri. Niente può vivere senza l’essenza interiore, la luce di Hashem, la Shekhina, che le dà vita. Niente può esistere senza il ratzon Hashem, la volontà di Dio, chiamata anche con i termini luce, Shekhina, essenza, provvidenza, etc. che gli da la vita.

Quindi quando pronunciamo parole volgari o pensiamo pensieri volgari rivestiamo il ratzon Hashem in vesti sporche, completamente non appropriate alla santità immanente che riempie il creato, le nostre parole e i nostri pensieri. Questo si chiama mandare in esilio la Shekhina, la luce dell’En Sof Infinito invece di rivelarla.

Quando parliamo parole di Torah, di preghiera, parole incoraggianti, belle e pure, il ratzon Hashem, la Sua volontà, la Sua Luce, la Sua provvidenza, che sono tutti sinonimi, la Sua essenza viene rivelata e rivestita in abiti puri, trasparenti. Quando facciamo il contrario nascondiamo la Sua luce, rivedendola in vestiti opache, e prolunghiamo l’esilio della Shekhina e degli tzaddikim. Siamo qui per rivelare la luce, la volontà di Hashem, e rendere questo mondo un posto migliore. Chi fa l’opposto, è uno schiavo del suo yetzer hara, e prolunga l’esilio dell’umanità dal Suo Creatore.

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Coscienza illuminata per capire la nostra missione nella vita

Una persona deve capire quello che Dio desidera da lei, da lei in modo particolare.
Sapere quali sono le porte che le sono aperte per avvicinarsi a Dio secondo le radici della sua anima, secondo le sue qualità personali, secondo il giorno e il periodo della storia in cui vive. Chi non possiede la chiarezza della sua missione personale è come qualcuno che si aggira senza scopo per la via, senza sapere dove vuole andare.

Questa chiarezza è necessaria per tutti gli aspetti del nostro servizio divino, per conoscere la nostra missione in generale, le cose che riguardano la nostra natura e carattere, e per conoscere i nostri obblighi in ogni situazione. Questa chiarezza ci protegge in ogni nostra decisione, conducendoci su un sentiero che sale alla casa di Dio.

La prima cosa che bisogna fare è riflettere profondamente sulla nostra missione speciale nel mondo. Perché la nostra anima è scesa in questo mondo? La chiave per scoprire la nostra missione è sapere che è connessa a quell’area particolare della nostra personalità in cui siamo manchevoli, che ci causa le difficoltà maggiori, che manifesta la parte peggiore della nostra personalità.

Gli zaddikim hanno detto che la nostra missione sulla terra è di correggere precisamente questa area, e che questo richiede la nostra dedizione totale.

Quando ci diventa chiaro che la nostra anima è discesa e si è incarnata in un corpo con lo scopo specifico di correggere quel particolare tratto negativo e problematico della nostra personalità – che questa è la nostra missione sulla terra – nessun sacrificio sarà troppo grande per noi. Non ci faremo scoraggiare ne distrarre dal fare ogni sforzo riguardo la realizzazione della missione della nostra vita.

Un buon suggerimento per correggere un tratto negativo del carattere è agire per qualche tempo nella maniera opposta, così da disabituarci e abbandonare gli atteggiamenti negativi. Ad esempio una persona che ha paura di fare domande, o di chiedere favori, può esercitarsi ogni giorno a fare 5 cinque domande o chiedere 5 piccoli favori; una persona che non è particolarmente generosa, può dare qualche monetina ai mendicanti, più volte al giorno; chi è irascibile, immagini che chi lo sta insultando sia la persona più comica della terra, che sta facendo di tutto per metterlo alla prova e che comunque questo è solo un test e non è il caso di prendersela ecc. ecc.).

Lo stesso concetto si applica riguardo ai nostri punti di forza, alle qualità positive della nostra personalità. Bisogna riconoscere e apprezzare le doti speciali con cui Dio ci ha dotati e attraverso cui abbiamo la possibilità di attaccarci a Lui.
Perché Dio “ha creato questo corrispondente a quello”. Ovvero, così come abbiamo un tratto negativo particolare del nostro carattere, in parallelo abbiamo anche un tratto positivo speciale, tramite cui possiamo salire spiritualmente sulla scala spirituale con grande successo.
Chi non riconosce la sua dote speciale è come una persona cieca da un occhio, dice il Talmud.

Se siamo benedetti con un talento eccezionale nello studio della Torah, significa che quella è la nostra missione; se qualcuno ama essere generoso questo significa che quest’area è connessa alla radice della sua anima

È possibile che una persona realizzi delle cose importanti, senza però completare la missione per cui è stato creato. Si possono compiere grandi cose, ma che tuttavia non sono quelle che Hashem desidera da noi.

È fondamentale, inoltre, che si sappia quello che ci viene richiesto in determinati momenti e situazioni particolari della nostra vita perché, dice l’Ari zal, il più grande cabalista dell’età moderna, nessun momento è come gli altri.

Una volta fu chiesto a Rabbi Moshe di Kobrin, possa il suo merito ripararci da ogni avversità, qual era la cosa più importante nel servire Hashem. Rispose che la cosa più importante è fare la cosa specifica che Hashem ci richiede in un momento specifico.
Una persona deve meditare profondamente in ogni momento e in ogni situazione – sia nei momenti di grande lucidità come pure nei momenti difficili e confusi – quello che Hashem vuole da lui ora.

Quando si è lucidi, si capisce che è possibile attaccarsi ad Hashem nei momenti difficili e confusi. In Esodo 20, è scritto: “Mosè si avvicinò alla nebbia dov’era Dio”.

Il grande commentatore medievale Rashi spiega che Mosè fu condotto attraverso tre barriere: le tenebre, le nubi e la nebbia – perché sapeva che Dio è presente anche nelle profondità di tali tenebre. Anche in queste situazioni si può sperimentare la luce benedetta della divinità.

Quando si sperimentano momenti di oscurità è segno che la nostra missione, in quella situazione, è di servire Hashem Benedetto, fare il Suo volere specificamente nel mezzo delle tenebre; è solo da lì che possiamo compiere la nostra missione che ci viene richiesta in quel momento.

In ogni situazione in cui ci si trova, bisogna capir, che al fine di compiere la missione della nostra vita, ci viene richiesto di servire Hashem e avvicinarci a Lui proprio attraverso quella situazione difficile, sapendo che Dio è con noi quando ci dibattiamo nei nostri problemi.

Si può aggiungere che quando qualcuno è benedetto con una ricchezza abbondante, questo è un segno che la sua via per avvicinarsi al divino include la sua generosità e bontà, allo stesso modo il servizio del povero è quello di servire Hashem con la sua povertà, tramite l’accettazione con amore di questa condizione

Lo stesso concetto si applica ai propri tratti caratteriali. Alcuni sono stati benedetti con una natura raffinata, sono ben lontani dall’ira e non soffrono di gelosia, passioni smodate e arroganza. La missione di queste persone è di servire Hashem con le loro qualità rifinite.

Dal lato opposto ci sono individui completamente bloccati nelle loro qualità negative, pieni di desideri smodati che li schiacciano e dominano. Quando questo tipo di persone sperimenta un’illuminazione mentale, capisce che il suo scopo intero nella vita è di sforzarsi incessantemente per sradicare queste qualità negative.

Analogamente, alcuni hanno menti e cuori aperti alla Torah e al servizio di Hashem mentre altri sono completamente chiusi. Attraverso la sperimentazione della lucidità mentale, la consapevolezza portata da un’emuna (fede) aumentata, questi ultimi capiscono che la loro missione speciale è di sforzarsi nella loro acquisizione di emunà e fiducia in Dio, che ci aiuta costantemente, e che non c’è altro modo per compiere la nostra missione. Capirà che tutto gli è stato mandato per il suo bene.

Quando uno trasgredisce un comandamento o sperimenta una certa caduta spirituale, ha bisogno di capire che il suo compito, in tale momento, è di resistere alla tentazione di gettare la spugna. La sua missione, invece, è di tirarsi fuori dalla negatività in cui è caduto. Quello è il suo servizio specifico in quel momento.

Come diceva il grande cabalista italiano Rabbi Moshe Chaim Luzzatto (Ramchal 1700 – 1737) un periodo di siccità è sempre seguito da una pioggia abbondante di benedizioni. Analogamente, dopo un periodo di buio possiamo sperimentare un grande afflusso di benevolenza e compassione divina.

Il Baal Shem Tov ci ha insegnato che chi purifica la sua emuna (fede) al punto di lucidità completa, quando guarda attentamente il mondo vede il Creatore in ogni Sua creazione. I discepoli del Baal Shem tov hanno scritto a Suo nome:

Qualsiasi cosa che esiste nel mondo intero, contiene in sè la Luce dell’Uno Infinito Benedetto, che si nasconde al suo interno. Tutti i versetti, tra cui “En Od Milvado” (Non c’è nient’altro [oltre ad Hashem]) e “Io riempio il cielo e la terra”, vanno intesi letteralmente. Quello che tiene in vita ogni cosa che esiste nei mondi superni e nei mondi inferiori, è la forza, o energia luminosa, del Creatore Benedetto, “Perché Tu dai la vita a tutti loro”.

Ogni gesto, ogni espressione, ogni pensiero contiene l’energia divina, nascosta e contratta all’interno. Perciò, quando guardiamo quello che ci sta davanti, concentrandoci sulla loro vitalità ed essenza, vediamo solo la luce divina che gli da la vita, esistenza e sostentamento in ogni singolo istante.

Il versetto di Isaia 40 “Solleva gli occhi in alto e guarda chi ha creato questi”, riguarda proprio a questo concetto. Il profeta non si riferisce a uno sguardo fisico, ma a un bisogno di percezione spirituale chiara, uno sguardo celeste, per così dire. Uno sguardo terreno per contrasto induce a ogni tipo di confusione. Quando ci raffiniamo spiritualmente e osserviamo le cose con uno sguardo spirituale, nulla c’impedisce di vedere il Creatore di tutto. “Tu sei la luce del mondo, gli occhi di ogni anima raffinata possono vederTi.”

Ottenere uno stato di chiarezza consapevole è anche essenziale per la preghiera. I saggi dicono in Talmud Berachot 28b: “Quando pregate, dovete sapere di fronte a Chi state, perché il fondamento della concentrazione (kavana) in preghiera è la consapevolezza di stare sempre, costantemente, di fronte ad Hashem.

Shiviti Hashem lenegdì tamid, Ho posto Hashem davanti a me sempre, questo versetto molto potente del salmo 16 può essere usato come un mantra per affinare la nostra percezione dell’Uno Onnipotente che è dentro di noi, intorno a noi, sopra e sotto di noi.

Possiamo percepirlo in uno stato d’illuminazione mentale, aumentando costantemente la nostra consapevolezza, perché quando siamo attenti e consapevoli spiritualmente possiamo vincere il nostro avversario interiore, che ci mette costantemente alla prova, il nostro ego negativo.

La preghiera richiede anche uno stato della mente lucido riguardo alla grandezza del Creatore – la vastità dell’universo non può contenerLo – e il sapere incrollabile che si deve pregare solo Lui.

Essenzialente la preghiera è la ricerca della sensazione di vicinanza all’Uno Infinito Benedetto. Il salmo 145 allude a questo: Hashem è vicino a tutti quelli che Lo cercano, coloro che desiderano esserGli attaccati, come dice il versetto dei salmi: “La mia anima è assettata di te, il mio corpo si strugge per te.”

Questa chiarezza illuminata è ciò che da vita alla nostra preghiera. Anche nei momenti di oscurità bisogna sapere che stiamo di fronte all’Onnipotente e che Lui ci ascolta attentamente. Riguardo a questo il salmista ha scritto (salmo 102): “Si è rivolto alla preghiera del povero e non ha disdegnato la loro implorazione. Che questo sia scritto per l’ultima generazione..”

I nostri saggi ci hanno insegnato che prima della sua morte Mosè nostro maestro chiese al Santo: “Signore dell’universo, Ti chiedo solo questo: fai che tutte le porte del cielo e della terra si spalanchino così che vedano che non c’è nessuno all’infuori di Te” (Deuteronomio Rabbah 11).

Quando uno è illuminato con la coscienza divina genuina gli occhi gli si aprono: a questo si riferisce il versetto: “Tu hai ottenuto la coscienza illuminata che Hashem è Dio, non c’è nessun altro all’infuori di Lui” (Deuteronomio 4,35).

Questo individuo vede la gloria, la luce di Hashem che riempie i mondi e li circonda e si sente infuso con la luce dell’Infinito benedetto in tutti i suoi incontri terreni. E’ una sensazione bella e sublime e ci si sente malati d’amore per il Santo Benedetto. In questo stato, tutti i desideri, le passioni e i piacere terreni cadono nell’oblio, perché si può essere immersi in queste cose solo quando la luce della propria anima è impedita nel suo risplendere, a causa di uno stato di coscienza limitato e ristretto.

Quando si sperimenta la luce spirituale, tutti i piaceri del mondo perdono di ogni significato. Riguardo a questo momento d’illuminazione Rabbi Moshe di Kobrin scrisse che un solo momento di coscienza illuminata vale più di tutta la ricchezza del mondo.

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La Torah illumina la mente

Confluenza messianica

Cosa ci insegnerà il Mashiach? E come? Di cosa parlerà?

Da un lato, il Mashiach (Messia ebraico) parlerà certamente di Torah rivelandone la sapienza e profondità straordinarie. Egli mostrerà come ogni generazione di profeti e saggi abbia fatto la sua parte nel rivelare un altro aspetto – e poi un altro e un altro ancora – della Torah infinita del Creatore. Come ci ha insegnato il Baal Shem Tov, il Mashiach mostrerà anche che, nonostante il fatto che tutti questi grandi maestri abbiano rivelato i segreti più profondi della creazione attraverso la Torah, nessuno ha nemmeno iniziato a toccare una parte infinitesimale della luce inesauribile della Torah Superna. Secondo il Baal Shem Tov, questo è il significato del verso: “La Torah di Hashem è completa, essa rigenera l’anima” (Salmo 19:8). In altre parole, la Torah Superna è ancora integra, completa e intatta. E proprio perché è una fonte infinita di acque vivificanti, ha il potere di rigenerare l’anima e illuminare la mente.

Il Mashiach ci rivelerà così che quello che pensavamo di sapere della Torah è semplicemente una definizione piccola o limitata di quello che essa è veramente. D’altra parte, il Mashiach dimostrerà agli scienziati che anche se pensano di parlare di astronomia, fisica, chimica, medicina, biologia e psicologia, in realtà parlano di Torah costantemente, senza saperlo. In poche parole, il Mashiach dimostrerà che E = mc2 non è conoscenza creata dall’uomo, ma sapienza divina scoperta dall’uomo.

Il Messia riunirà essenzialmente gli insegnamenti più profondi della Torah con la Teoria del grande campo unificato. Mostrerà che sono entrambe rivelazioni della Chokhmà/Sapienza divina, parti dell’Intero più grande che è il sistema radice di tutta la conoscenza (e che è chiamato Chokhmah shel Maalah, la sapienza superna della Torah). Il Mashiach mostrerà che gli insegnamenti dell’Ari (Rabbi Yitzchak Luria, 1535-1572) hanno dovuto precedere le rivelazioni quasi mistiche della meccanica quantistica e della relatività speciale e generale, poiché non sono altro che la fonte spirituale da cui sono emersi questi insegnamenti scientifici.

Il Messia parlerà dello spazio-tempo, del mondo fisico in cui viviamo, e dimostrerà che non è quello che pensavamo che fosse. Il Mashiach parlerà di storia e rivelerà cos’è la storia, per ogni nazione, per l’umanità nel suo complesso, per il mondo nel suo complesso, la storia del cosmo, la storia cosmica, la storia dietro la storia, la storia dal punto di vista di Dio. Parlerà a tutti questi livelli. Salirà al livello più alto e poi scenderà, e dimostrerà come il livello più alto si manifesta nei dettagli persino del livello più basso.

Il Messia parlerà di psicologia, vale a dire, la psicologia dell’anima, chi siamo, qual è il nostro significato e cosa facciamo qui. Parlerà di medicina, la medicina dell’interfaccia anima-corpo. Ci introdurrà ai segreti più profondi dei nostri corpi meravigliosi – i nostri templi individuali – e ci mostrerà come illuminarli e irradiarli con la stessa luce di Hashem.

La Torà del Mashiach includerà ogni conoscenza. Alla fine egli unirà la somma totale di tutta la sapienza umana con la sua fonte nel divino. Accenni della Torà del Mashiach sono filtrati nel mondo proprio ora. Speriamo di meritarcela!

È mia speranza e preghiera che i profondi insegnamenti della Torah riguardo a Dio che presento nei miei libri avvicinino il giorno in cui tutta l’umanità sperimenterà direttamente “male’ah ha’aretz deah et Havayah: la coscienza di Hashem riempirà/permeerà la realtà fisica” (Isaia 11:9). Speriamo di essere tutti ispirati a risvegliarci dal basso, a percepire e conoscere la benedizione della presenza di Hashem nella nostra vita, ora e per tutta l’eternità, amen.

Avraham Sutton
Miriam Giladi
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Cos’è la Cabalà della Torah

Cos’è la Cabalà?

L’intera tradizione cabalistica ruota intorno ad un concetto estremamente potente. Questo concetto può essere meglio definito come Teoria avanzata dei sistemi, ovvero che la realtà è fissata come un meta-sistema unificato di sistemi dentro altri sistemi. Come questo funzioni e come tutti questi sistemi siano fondati su un’Unità Divina singola, è quello che insegna la Cabalà. Quando si capisce, la vera profondità rivoluzionaria della Cabalà si manifesta. L’importanza di questo concetto sta nel fatto che è quello di cui abbiamo bisogno oggi. Perché anche se la Teoria dei sistemi è la base di molti progressi nella scienza moderna, il suo significato spirituale non viene capito dai medesimi analisti di sistemi, completamente ignari dei supporti cabalistici dei loro strumenti più potenti. Fino a poco tempo fa, gli insegnanti religiosi tradizionali della Cabalà non erano neppure rivelati alle loro controparti “laiche”.
Oggi, con il ritorno all’ebraismo di un numero sempre più crescente di scienziati importanti, questo divario è stato colmato. La profezia dello Zohar (Vayera 1:117a) che tutta la conoscenza (spirituale e laica) sarà unificata nel momento della redenzione, si sta realizzando in maniera spettacolare:

Nell’anno 600mo del sesto millennio [5600 = 1840 C.E.], le porte della sapienza superna in alto, insieme alle sorgenti della sapienza [laica] in basso verranno aperte e il mondo si preparerà a inaugurare il settimo millennio. Questo è simboleggiato da chi inizia a prepararsi nel pomeriggio del sesto giorno (venerdì) per accogliere lo Shabbat. Allo stesso modo [verso la fine del sesto millennio, ci si prepara per entrare nel settimo millennio]. L’accenno a questo è in Genesi 7:11: “Nell’anno 600mo della vita di Noè .. tutte le sorgenti del grande abisso proruppero e si aprirono le cateratte del cielo.”

Basandoci su questo e altri versetti, le fonti cabalistiche parlano della generazione precedente l’era messianica e il grande Shabbat, quando ci sarà una grande sete di questa conoscenza. In altre parole, le regole del gioco sono cambiate: se nelle generazioni precedenti era importante nascondere a tutti la Cabalà, fatta eccezione per gli studenti più selezionati, oggi al contrario è arrivato il tempo di scoprire le sue profondità, perché la Cabalà è l’ ‘anima’ della Torah che non è mai stata separata dal ‘corpo’ della Torah (né dai suoi precetti, né dai suoi standard etici generali, né dalla sua sapienza onnicomprensiva). Poiché la Cabalà è l’anima della Torah, essa ha il potere di correggere tutte le impressioni sbagliate riguardo la Torah, che spuntano quando si giudica la Torah da suoi “vestiti” esteriori e non si capisce ciò che c’è dietro.

Per estensione, una volta ristabilito l’apprezzamento della gente per la suprema elevatezza della Torah quale insegnamento divino, la Cabalà ha il potere di correggere tutte i concetti sbagliati riguardo la vita sul nostro piccolo pianeta – e con questo intendiamo i concetti riguardanti il passato (da dove siamo venuti e chi siamo), il presente (il significato dell’esistenza umana nel nostro tempo) e il futuro (dove si dirige la storia, e perché sta accelerando mentre si muove in direzione del futuro). La Cabalà fa questo, non negando le altre idee e filosofie, ma dando a ciascuna di esse il suo posto in uno schema più grande (sistemi dentro sistemi) e correggendo le verità parziali riallineandole alle verità più grandi dell’esistenza.

Scienza e spiritualità

La gente è esposta a concetti molto profondi due campi estremamente importanti: la scienza e la spiritualità. Ciascuna di esse, a modo suo, è stata la causa dell’abbandono dell’ebraismo da parte di molti ebrei, più di qualsiasi altra causa storica.
Specialmente nel nostro tempo, i livelli avanzati dei concetti che offrono entrambe queste aree rende imperativo rispondere allo stesso modo.
La Torah (che include la Bibbia intera, il Talmud, il Midrash, l’Halachà e i commentari) è estremamente profonda, ma visto che la sua vera profondità può essere portata alla luce solo dalla sapienza nascosta che essa nasconde, abbiamo bisogno che la Cabalà venga rivelata in tutta la sua gloria. Questa gloria ha il potere di riaprire un sentiero di ritorno per quelli che sono attualmente “bloccati” in queste aree, un sentiero che possono ripercorrere verso la loro origine-radice, la Cabalà.

Scienza: un numero sproporzionato di scienziati è ebreo, fenomeno molto interessante e ben documentato. Quanti ebrei sono attratti dall’idea di diventare medici, matematici, fisici, chimici, cosmologi! Non potrebbe darsi che l’altissima percentuale di scienziati ebrei abbia un significato “superiore”, che la Cabalà può rivelarci? Non ci sorprenderebbe scoprire che questi ebrei orientati verso la scienza siano forse i candidati più idonei a studiare le parti più concettuali della Cabalà.

Spiritualità: Negli ultimi quarant’anni abbiamo assistito ad un altro fenomeno interessante e ben documentato: tantissimi giovani ebrei, senza nessuna idea riguardo cosa sia l’ebraismo o cosa abbia da offrire, sono stati attratti da numerose sette religiose e spirituali. Questo esodo di massa che li ha portati lontani dall’identità e dai valori ebraici è stato fatto risalire ad una mancanza di significato nel tipico servizio religioso della sinagoga. Non è ovvio che la Cabalà sia la risposta? Non è questa la sapienza che queste anime hanno cercato per così tanto tempo? È probabile che questi ebrei orientati verso la spiritualità siano i candidati più adatti ad imparare e ad incarnare le pratiche spirituale esoteriche più alte della Cabalà. Non sarebbe ironico se questi ebrei interpretassero un ruolo primario nella prossima grande ondata di alyah – ascesa/ritorno alla madrepatria ebraica e all’anima ebraica? Non vedete la Cabalà come motivazione principale di una tale alyah? Non è stata la loro sensibilità spirituale estrema a condurli dove sono adesso?

Redenzione Universale

Per ultimo, lo studio dell’autentica Cabalà della Torah accelererà la redenzione finale d’Israele e dell’intera umanità.

È scritto nello Zohar (Naso, Raya Mehemna, 3:124b): “In futuro, Israele è destinato ad assaggiare l’Albero della Vita, che non è altro che il Sefer haZohar. Con esso partiranno dall’esilio con misericordia.”

Nei Tikkunei Zohar (Tikkun Vav, pp. 23b-24a) vediamo il profeta Elia parlare con Rabbi Shimon Bar Yochai: “Quanta gente sarà sostenuta da questo tuo lavoro (lo Zohar), quando sarà rivelato alla generazione finale alla fine del tempo!”

Il Gaon di Vilna ci ha insegnato (Even Shlemà 11:3): “Questa redenzione [finale] avverrà solo in conseguenza dello studio della Torah, principalmente lo studio della Cabalà.”

Quando il Baal Shem Tov salì in cielo, chiese al Messia: “Quando tua maestà verrai?” Egli rispose: “Questo sarà il tuo segno. Sarà un tempo nel quale i tuoi insegnamenti saranno diffusi in tutto il mondo e le tue sorgenti strariperanno all’esterno.” (Iggeret HaBesht)

Rav Avraham Sutton
Miriam Giladi
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Il sistema cabalistico

Il sistema cabalistico

Per chi non ha ancora familiarità con la terminologia cabalistica, il sistema cabalistico di base è questo.

Concetti:

(1) Tzimtzum: il processo attraverso il quale Hashem ha ristretto e nascosto la Sua luce infinita, per dare alla luce il mega sistema degli universi.

(2) Shevirat HaKelim (Rottura dei vasi): la frantumazione mirata delle sefirot originarie, per incrementare ulteriormente la diminuzione e il nascondimento della luce infinita di Hashem.

(3) Olamot (mondi): il sistema gerarchico o graduale dei cinque super universi; ogni olam/mondo superiore è progettato per attenuare ulteriormente e nascondere la luce infinita di Hashem per lo scopo espresso di dare alla luce un mondo fisico in cui quella luce è tutto, ma è completamente irrilevabile; la parola olam stesso è concettualmente e linguisticamente legata alla parola he’elem (occultamento).

(4) Shem Havayah: i cinque livelli del Tetragramma di Hashem, che inizia con l’apice dello Yod, ed seguito da Yod, Heh, Vav e Heh finale.

(5) Shemot Kodesh (Nomi divini sacri): i dieci nomi divini che compaiono nelle pagine del Tanakh (la Bibbia) e che incarnano i diversi aspetti della relazione di Hashem con la creazione e con noi.

(6) Sefirot: i dieci attributi divini dell’Albero della Vita; le sefirot sono i kelim (vasi) rettificati e le midot (mezzi, modalità, attributi, qualità, frequenze energetiche) con cui Hashem interagisce con noi e che noi incarniamo, in quanto esseri creati a immagine divina.

(7) Partzufim: letteralmente “volti”, più propriamente intesi come modalità olistiche della provvidenza divina. Ogni partzuf è costituito quindi da una gamma completa di sefirot, note anche come hanhagot (modalità della divina provvidenza), secondo il Ramchal (Rabbi Moshe Chaim Luzzatto).

(8) Neshamah: i cinque livelli dell’anima (nefesh, ruach, neshama, chaya, yechida): la nostra connessione con tutti gli universi superiori e con Hashem stesso.

Rabbi Avraham Sutton, Miriam Giladi
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La meditazione del Magghid di Mezeritch per vedere la luce divina in tutte le cose

“Hashem Elokim fece crescere dal suolo ogni albero piacevole a guardarsi e buono da mangiare e l’Etz HaChayim (Albero della Vita) in mezzo al giardino, e anche l’Etz HaDaat Tov vaRa” (l’Albero della Conoscenza del Bene e del Male) (Genesi 2:9).

Rabbi Dov Ber, Maggid di Mezritch (Maggid Devarav LeYaacov §200):

Ve’Etz HaChayim be’toch ha’gan: e l’Etz HaChayim in mezzo al giardino” (Genesi 2:9). Quando una persona studia la Torah o prega, deve pensare a se stesso come se si trovasse nel Giardino dell’Eden, dove non c’è nessuna gelosia, lussuria o orgoglio. In tal modo verrà salvato dall’avere qualsiasi altro motivo nascosto. Tuttavia, come fa addirittura a pensarci, sapendo che si trova in questo mondo tra persone [che hanno tutte le tendenze negative sopra menzionate, incluso se stesso]? Tuttavia, quando uno studia la Torah o prega con timore e amore, e si attacca in devekut, collegandosi con la coscienza al Creatore Benedetto, e pensa che “Melo kol ha’aretz kevodo” (Isaia 6:3) “Tutta la realtà terrena è piena della Sua gloria/luce” o “La pienezza della terra è la Sua gloria/luce” e “Leit atar pnuy mineh” (Tikuney Zohar 70, 122b): “Non esiste nessun posto privo della Sua presenza”, che tutto è pieno della forza vitale del Creatore benedetto, diventa chiaro che tutto quello che vede e percepisce non è nient’altro che la chayut (forza vitale, luce) del Creatore Benedetto che scorre in esso [nel mondo].

Ad esempio, quando vedete la gente, vedete la loro forma fisica, sentite la loro voce, ascoltate le loro parole e la loro saggezza: in verità quello vedete è la chayiut (forza vitale, luce) del Creatore Benedetto che scorre in esse. Lo stesso vale per tutto quanto: tutto è la chayut del Creatore Benedetto. Perciò quando uno studia la Torah o prega con timore e amore, starà certamente attento a ricordarlo, perché in virtù di essere fortemente attaccato al Creatore Benedetto nella sua coscienza, [egli sa che] quello che vede e sente non è altro che la chayiut del Creatore Benedetto inerente in ogni cosa, perché tutto proviene da Lui, sia Egli Benedetto [e sempre più rivelato]. È solo che questa chayut è rivestita con recipienti di ogni tipo, per così dire. Comunque, sapendo questo, come può introdursi nella sua mente un pensiero ulteriore o una brama terrena, visto che non vede altro che la chayut del Creatore e la gioia spirituale in ogni cosa?

È possibile che questo sia ciò che i nostri saggi di memoria benedetta intendevano quando dissero (Talmud Berachot 17a): “L’Olam Haba (il Mondo a Venire) non è come l’olam hazeh (questo mondo). Nell’Olam Haba [il mondo delle anime] non c’é da mangiare, né da bere, non ci sono rapporti coniugali, nessuna transazione commerciale, nessuna gelosia, odio o concorrenza. Invece gli tzadikim sono seduti con le loro corone sulla loro testa e si godono lo splendore della Shekhinà (la Presenza Divina). A questo si allude nel versetto [che descrive come essi videro la Shekhinà sul Monte Sinai] (Esodo 24:11): “Essi videro Elokim e mangiarono e bevvero.” [Come lo intende Onkelos, la loro esperienza della Elokut (divinità) è stata così potente, così reale, che era come se stessero mangiando e bevendo, cioè, interiorizzando lo splendore divino.]

Essi intendevano che si deve sempre contemplare il fatto che il Creatore Benedetto circonda tutti i mondi. Questo è il significato di “con le loro corone sulla loro testa,” in conseguenza del quale essi godono dello splendore della Shekhinà, sono felici della gioia spirituale della chayut del Creatore che è presente in ogni luogo. Questo è anche simile a quello che hanno detto: “Possa tu vedere il tuo mondo [eterno] nella tua vita.” [Talmud Berachot 17a: Quando i saggi si accomiatarono dalla yeshivà di Rabbi Ami – e alcuni dicono dalla yeshivà del rabbino Chanina – questo è quello che dissero: “Che tu veda il tuo mondo [eterno] nella tua vita e la tua destinazione finale nell’Olam Haba, che la tua speranza [per il bene] si protragga per molte generazioni, il tuo cuore mediti con comprensione, la tua bocca parli di saggezza, la tua lingua canti canzoni, le tue palpebre guardino dritte davanti a te, i tuoi occhi brillino con la luce della Torah, e il tuo volto splenda come la radianza del firmamento; le tue labbra articolino conoscenza, i tuoi reni si rallegrino nella rettitudine e i tuoi passi corrano per ascoltare le parole dell’Antico dei Giorni.”]

Perché persino in questo mondo si può ottenere la gioia del Giardino dell’Eden. Questo è quindi il significato di “l’Etz HaChayim,” cioè l’etza (il consiglio, la raccomandazione) per la vera chayim/vita, per essere costantemente devek be’chayim, attaccato alla vita “be’toch ha’gan” (in mezzo al giardino ), per contemplare come abbiamo detto in precedenza, ciò che ci farà capire che siamo nel Giardino dell’Eden persino ora.
(traduzione dall’ebraico in inglese di Rav Avraham Sutton, traduzione in italiano di Miriam Oryah Giladi)
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Il segreto della terra d’Israele

Eretz Israel è santa perché la Shekinah – la presenza di HaShem – vi dimora. In questa luce, lo Zohar rivela un grande segreto circa la qualità spirituale unica della Terra d’Israele.

“Rabbi Shimon Bar Yochai disse, Abramo nostro padre venne in Israele per attaccarsi al luogo della fede e per imparare la sapienza su come attaccarsi ad HaShem.”

Una persona può sviluppare la fede in HaShem, indipendentemente da dove si trova. Tuttavia, il vero terreno fertile della fede è in Israele. Pertanto, quando chi vive in Israele mira a rafforzare la sua fede, “si attacca al luogo della fede”. Come un albero piantato lungo il fiume, egli si connette alla sorgente della fede. Le acque buone della fede riempiono la sua anima e rafforzano il suo cuore con la fede viva e dinamica in HaShem.

Inoltre, la santità di Israele trasmette segreti spirituali speciali a coloro che risiedono sulla sua terra. In particolare, essa rivela “la sapienza di come attaccarsi ad HaShem.” Non c’è gioia più grande di connettersi alla santità di HaShem!

Abramo andò in Israele per partecipare dei tesori spirituali della terra. Quando vi arrivò sviluppò una fede intensa in HaShem. Inoltre, acquisì la sapienza incomparabile di come attaccarsi a HaShem, il Dio vivente.

Speriamo di meritarci tutti di attaccarci alle sorgenti spirituali di Eretz Israel, la Terra d’Israele.

PRATICA SPIRITUALE QUOTIDIANA: Immaginatevi di stare in piedi nel Tempio di Gerusalemme – rafforzate la vostra fede e attaccatevi a HaShem.

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LIBRO di cabalà – La luce di Efraim – di Simcha H. Benyosef

Nella pagina delle pubblicazioni, si può scaricare gratuitamente il libro di cabalà di Simcha H. Benyosef,
prima edizione in italiano http://www.laviadellacabala.org/libri-e-pubblicazioni/

 

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