La meditazione del Magghid di Mezeritch per vedere la luce divina in tutte le cose

“Hashem Elokim fece crescere dal suolo ogni albero piacevole a guardarsi e buono da mangiare e l’Etz HaChayim (Albero della Vita) in mezzo al giardino, e anche l’Etz HaDaat Tov vaRa” (l’Albero della Conoscenza del Bene e del Male) (Genesi 2:9).

Rabbi Dov Ber, Maggid di Mezritch (Maggid Devarav LeYaacov §200):

Ve’Etz HaChayim be’toch ha’gan: e l’Etz HaChayim in mezzo al giardino” (Genesi 2:9). Quando una persona studia la Torah o prega, deve pensare a se stesso come se si trovasse nel Giardino dell’Eden, dove non c’è nessuna gelosia, lussuria o orgoglio. In tal modo verrà salvato dall’avere qualsiasi altro motivo nascosto. Tuttavia, come fa addirittura a pensarci, sapendo che si trova in questo mondo tra persone [che hanno tutte le tendenze negative sopra menzionate, incluso se stesso]? Tuttavia, quando uno studia la Torah o prega con timore e amore, e si attacca in devekut, collegandosi con la coscienza al Creatore Benedetto, e pensa che “Melo kol ha’aretz kevodo” (Isaia 6:3) “Tutta la realtà terrena è piena della Sua gloria/luce” o “La pienezza della terra è la Sua gloria/luce” e “Leit atar pnuy mineh” (Tikuney Zohar 70, 122b): “Non esiste nessun posto privo della Sua presenza”, che tutto è pieno della forza vitale del Creatore benedetto, diventa chiaro che tutto quello che vede e percepisce non è nient’altro che la chayut (forza vitale, luce) del Creatore Benedetto che scorre in esso [nel mondo].

Ad esempio, quando vedete la gente, vedete la loro forma fisica, sentite la loro voce, ascoltate le loro parole e la loro saggezza: in verità quello vedete è la chayiut (forza vitale, luce) del Creatore Benedetto che scorre in esse. Lo stesso vale per tutto quanto: tutto è la chayut del Creatore Benedetto. Perciò quando uno studia la Torah o prega con timore e amore, starà certamente attento a ricordarlo, perché in virtù di essere fortemente attaccato al Creatore Benedetto nella sua coscienza, [egli sa che] quello che vede e sente non è altro che la chayiut del Creatore Benedetto inerente in ogni cosa, perché tutto proviene da Lui, sia Egli Benedetto [e sempre più rivelato]. È solo che questa chayut è rivestita con recipienti di ogni tipo, per così dire. Comunque, sapendo questo, come può introdursi nella sua mente un pensiero ulteriore o una brama terrena, visto che non vede altro che la chayut del Creatore e la gioia spirituale in ogni cosa?

È possibile che questo sia ciò che i nostri saggi di memoria benedetta intendevano quando dissero (Talmud Berachot 17a): “L’Olam Haba (il Mondo a Venire) non è come l’olam hazeh (questo mondo). Nell’Olam Haba [il mondo delle anime] non c’é da mangiare, né da bere, non ci sono rapporti coniugali, nessuna transazione commerciale, nessuna gelosia, odio o concorrenza. Invece gli tzadikim sono seduti con le loro corone sulla loro testa e si godono lo splendore della Shekhinà (la Presenza Divina). A questo si allude nel versetto [che descrive come essi videro la Shekhinà sul Monte Sinai] (Esodo 24:11): “Essi videro Elokim e mangiarono e bevvero.” [Come lo intende Onkelos, la loro esperienza della Elokut (divinità) è stata così potente, così reale, che era come se stessero mangiando e bevendo, cioè, interiorizzando lo splendore divino.]

Essi intendevano che si deve sempre contemplare il fatto che il Creatore Benedetto circonda tutti i mondi. Questo è il significato di “con le loro corone sulla loro testa,” in conseguenza del quale essi godono dello splendore della Shekhinà, sono felici della gioia spirituale della chayut del Creatore che è presente in ogni luogo. Questo è anche simile a quello che hanno detto: “Possa tu vedere il tuo mondo [eterno] nella tua vita.” [Talmud Berachot 17a: Quando i saggi si accomiatarono dalla yeshivà di Rabbi Ami – e alcuni dicono dalla yeshivà del rabbino Chanina – questo è quello che dissero: “Che tu veda il tuo mondo [eterno] nella tua vita e la tua destinazione finale nell’Olam Haba, che la tua speranza [per il bene] si protragga per molte generazioni, il tuo cuore mediti con comprensione, la tua bocca parli di saggezza, la tua lingua canti canzoni, le tue palpebre guardino dritte davanti a te, i tuoi occhi brillino con la luce della Torah, e il tuo volto splenda come la radianza del firmamento; le tue labbra articolino conoscenza, i tuoi reni si rallegrino nella rettitudine e i tuoi passi corrano per ascoltare le parole dell’Antico dei Giorni.”]

Perché persino in questo mondo si può ottenere la gioia del Giardino dell’Eden. Questo è quindi il significato di “l’Etz HaChayim,” cioè l’etza (il consiglio, la raccomandazione) per la vera chayim/vita, per essere costantemente devek be’chayim, attaccato alla vita “be’toch ha’gan” (in mezzo al giardino ), per contemplare come abbiamo detto in precedenza, ciò che ci farà capire che siamo nel Giardino dell’Eden persino ora.
(traduzione dall’ebraico in inglese di Rav Avraham Sutton, traduzione in italiano di Miriam Oryah Giladi)
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