Le leggi della Torah – una prospettiva cabalistica

03/04/2011 Off di Miriam Oryah

Rabbi Avraham Sutton

 traduzione Miriam Oryah Ghiladi

Secondo la Kabbalah, le nostre anime sono discese in questo piano fisico dell’esistenza da una dimensione spirituale superiore che lo trascende e precede.

Il motivo per cui le nostre anime sono arrivate in questo mondo (olam ha’zeh) è per ottenere ciò che Dio stesso vuole darci: la vita eterna nel mondo a venire (olam ha’ba).

Dio sa (perchè è lui che ci ha fatto in questo modo) che senza ottenere l’eternità attraverso i nostri sforzi, questa non sarà mai veramente nostra. Dio ha quindi creato questa dimensione fisica quale stage, in cui ognuno deve compiere la sua missione realizzando il destino particolare della sua anima e al contempo partecipare alla missione collettiva culminante nella completa trasformazione di questo mondo (olam ha’zeh) nella sua controparte superiore, il mondo a venire (olam ha’ba).

Ma c’è un problema. Le nostre anime si sono addormentate nel momento in cui sono entrate ed hanno incontrato la grossolana materialità di questo piano fisico. Soggetti e e sopraffatti dalle leggi di spazio, tempo e materia, siamo stati effettivamente subito tagliati via dalla nostra sorgente spirituale. La voce della coscienza fisica ci sussurra all’orecchio: “Questo è tutto quello che c’è”. Senza un qualche aiuto dall’Alto, non potremmo mai superare la mentalità di Mitzrayim/Egitto [“Mitzrayim” è la forma duale della parola “meitzar” (passaggio stretto), e rappresenta il doppio legame e la coscienza limitata che caratterizzano questa dimensione inferiore.]

Per aiutarci a risvegliarci da questo sogno così da sapere che questo mondo NON è tutto ciò che esiste, Dio ci ha dato la Torah e i suoi comandamenti. Al livello di base, la Torah ci guida riguardo al come rettificare questo piano fisico inferiore. Per questo, uno degli obiettivi dichiarati del giudaismo è la rettificazione dell’esistenza umana (e per estensione, tutti gli aspetti della realtà fisica), attraverso la sapienza della Torah e l’applicazione dei suoi comandamenti in ogni sfera della vita. Oltre a questo, ma in un modo molto più sottile, la Torah ci riconnette anche alla nostra origine spirituale. Quindi, per infondere i comandamenti con il potere di rettificare e trasformare la realtà, l’obiettivo dichiarato dello studio cabalistico è la comprensione di come i comandamenti della Torah, che si applicano alla persone fisiche che vivono qui in questo universo fisico grossolano, abbiano un aspetto spirituale extra-dimensionale che ci connette alla realtà superiore dalla quale proveniamo.

Con l’apprendimento della Torah a questo livello cominciamo a “ricordare” quella realtà superiore, ed effettivamente “vedere” dietro, e dentro la realtà inferiore. La realtà inferiore viene allora trasfomata – diventando finalmente traslucente – dalla realtà superiore che era sempre stata presente per tutto il tempo ma nascosta.

Questo è il significato del famoso insegnamento della Zohar che la Torah ha “vestiti”, un “corpo”, un’”anima” e un’”anima dell’anima”. Zohar Be’ha’alot’cha (3:152a) “Vieni e vedi.. La Torah ha un “corpo” e un’”anima”. Il corpo della Torah sono i suoi comandamenti, chiamati gufei Torah, letteralmente “membra della Torah.’ Questo stesso ‘corpo’ è ricoperto con dei ‘vestiti,’ che altro non sono che le storie terrene della Torah… Gli sciocchi non cercano di vedere al di sotto dei vestiti esteriori. Quelli che capiscono di più non guardano i ‘vestiti,’ ma il ‘corpo’. Quelli che sono veramente saggi, i servitori del Re superno… guardano l’”anima” della Torah, la sua essenza. Nel futuro finale essi sono destinati a contemplare “l’anima dell’anima” della Torah… Guai a chi pensa che la Torah non è altro che le sue storie… felici quelli che vedono la Torah come deve essere vista…”

L’intenzione non è di eliminare i “vestiti” (le storie) e il “corpo” (i comandamenti fisici della Torah), ma, una volta percepita e apprezzata l’”anima” (l’aspetto dimensionale superiore delle storie della Torah e i suoi comandamenti), portarne quanto più possibile giù in basso nelle nostre vite.

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