Cabalà profetica

10/03/2014 Off di Miriam Oryah

La tecnica meditativa iniziale della Cabalà profetica ci viene insegnata dal libro dei Tehilim (Salmi in italiano) di David haMelekh, il Re David. Il salmo 16, versetto 8, dice infatti:
שויתי יהוה לנגדי תמיד
Shiviti Hashem lenegdì tamid
“Metto Hashem [D-o, specificatamente il Suo nome santo Yod Key Vav Key] dinanzi a me, sempre.”

La Mishna Berurah insegna, nel nome dell’Ari haKadòsh, che il modo giusto per adempiere alle parole del Re David è quello di visualizzare costantemente il nome sacro di Hashem nell’occhio della mente.
Il Ben Ish Chai di Bagdad in Sefer Od Yosef Hai, scrive che bisognerebbe continuamente visualizzare il Nome Havaya di fronte agli occhi. Perchè la corona della lettera Yod, e le quattro lettere del Tetragramma, accennano all’intero, perchè tutto è in esso, dalla luce dell’En Sof ai livelli più bassi, è tutto in completa Unità.
Il testo Orah Haim 1, Rema ci dice che questa meditazione è una delle grandi regole generali di tutto l’ebraismo della Torah, e in ebraico si chiama hitbodedut, mentre nella Torah viene chiamata devekut, adesione, attaccamento, unione al divino.

Anche se l’osservanza della Halakha (la legge ebraica) è riservata agli ebrei, la via della crescita spirituale profetica non è esclusiva degli ebrei, come è scritto “Sia uomo o donnna, ebreo o gentile…tutti possono ricevere la Ruach haKodesh (l’ispirazione divina), tutto secondo le proprie azioni” (Tanna devei Eliahu, Gli insegnamenti del profeta Elia, Eliahu Rabbah cap. 9).
Anche i non ebrei hanno le proprie leggi da osservare, che sono i sette precetti dei Bene Noach, i figli di Noè, per servire Hashem.

Per il merito dello studio della Kabbalah, il Melekh haMashiach (il Re Messia) arriverà. (Even haShoham).

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